Stati Uniti – Male il mercato del lavoro in febbraio

I payrolls statunitensi si riducono di 63.000 unità, maggior calo da marzo 2003, dopo la flessione di 22.000 unità in gennaio, peggiore della stima iniziale. Il tasso di disoccupazione è diminuito dal 5 al 4,8 per cento, per effetto della riduzione della forza-lavoro, verosimilmente imputabile alla presenza di lavoratori scoraggiati. Il combinato disposto di un mercato del lavoro più debole, la recessione immobiliare, i maggiori costi per le bollette e la stretta sugli standard creditizi praticata dai prestatori sono elementi destinati a pesare sempre più sulla spesa dei consumatori, e a riflettersi negativamente sulla crescita. Le stime di consenso ipotizzavano una creazione netta di 23.000 nuovi impieghi. Le revisioni hanno ridotto a metà l’incremento di 82.000 impieghi riportato a dicembre.

Il settore dei servizi, che include banche, assicurazioni, commercio al dettaglio e ristorazione, ha creato 26.000 nuovi posti, pur in presenza della distruzione di 34.000 impieghi nel commercio al dettaglio. Si conferma la crisi occupazionale nel settore delle costruzioni, con l’ottavo calo mensile consecutivo, pari a 39.000 unità. Tale situazione è destinata a peggiorare ulteriormente, ove venisse confermato l’indebolimento anche del settore delle costruzioni commerciali, dopo quello residenziale. Si registra anche l’aumento dei licenziamenti nel settore bancario e dei servizi finanziari, sulla scia della crisi dei mercati finanziari. Confermata ed in peggioramento la tendenza alla riduzione di occupazione nella manifattura, pari in febbraio ad altri 52.000 impieghi, peggior risultato da luglio 2003, dopo il calo di 31.000 unità a gennaio. Il governo ha creato 38.000 nuovi impieghi, il che significa che la distruzione di occupazione nel solo settore privato è stata nel mese di febbraio di ben 101.000 unità.

Invariata la settimana lavorativa media, a 33,7 ore, mentre i salari medi orari crescono dello 0,3 per cento mensile e del 3,7 per cento annuale. L’audizione davanti al Congresso del presidente della Fed, Ben Bernanke, la scorsa settimana, ha accentuato i timori recessivi: Bernanke ha parlato di rischi al ribasso per l’economia, inclusa “la possibilità che il mercato immobiliare o del lavoro possano deteriorarsi oltre quanto previsto e che le condizioni creditizie possano essere ulteriormente ristrette“. Gli investitori prevedono che la Fed ridurrà il tasso benchmark di almeno mezzo punto entro il prossimo meeting. Anche il Beige Book, la survey regionale della banca centrale statunitense, pubblicata questa settimana, mostra che, dall’inizio del 2008, il mercato del lavoro si è raffreddato in otto distretti su dodici, come evidenziato anche dalle trimestrali delle principali società di lavoro temporaneo, quali Adecco.

Come anticipato, la flessione nel tasso di disoccupazione è imputabile alla riduzione nel tasso di partecipazione alla forza-lavoro, dal 66,1 al 65,9 per cento.

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