Sucker’s rally?

Il violentissimo rally registrato in questi giorni sui principali indici del mercato del credito pone molte questioni interpretative a cui non è semplice dare risposta univoca.

Ovviamente la domanda da un milione di dollari rimane sempre la stessa: ci siamo effettivamente lasciati il peggio alle spalle o siamo ancora di fronte all’ennesimo bear market rally?

Fornire una risposta univoca non è ovviamente semplice né probabilmente possibile: sicuramente va riconosciuto che è difficile sintetizzare in un’unica risposta binaria (si, o no, bianco o nero, sale o scende) una situazione che ha mille sfaccettature e altrettante dimensioni e declinazioni.

Sono molti infatti i punti che vanno investigati prima di potersi unire al coro di quanti in questi giorni hanno iniziato a sbracciarsi per segnalare che “si, finalmente è tutto ok, via libera si può tornare ad investire con fiducia.

Peccato che sostanzialmente dalla stessa penna di quanti oggi si affrettano a pubblicare report possibilisti e improntati ad una nuova speranza (“In Fed We Trust, don’t fight the Fed” ), solo poche settimane fa uscivano parole ( interessate? ) che dipingevano scenari apocalittici per il sistema finanziario tutto.

Ovviamente tornando indietro di dodici mesi ritroviamo gli stessi strateghi delle grandi case d’investimento assolutamente euforici e ammaliati dal fascino di quello che venne a suo tempo definito il nuovo paradigma del credito: ma questo ovviamente non contra e i più smaliziati sanno perfettamente che fa parte delle regole del gioco.

La realtà è che non c’è nulla di realmente nuovo sotto il sole: la storia dei mercati insegna che ogni bolla autoalimenta se stessa fino all’ultimo giorno prima di scoppiare: per giustificare gli eccessi si ricorre sempre a concetti quali “mutamento strutturale”: ci si trova perennemente di fronte a qualcosa di radicalmente nuovo. E bisogna altresì riconoscere che è molto ingenuo pensare che possano esser le banche d’investimento a segnalarci con tempismo l’inversione di rotta.

La cosa divertente è che anche noi momenti di massimo sconforto ricorrono gli stessi temi: la crisi corrente sembra l’unica vera degna di tale nome e soprattutto l’unica da cui non si riuscirà ad uscire senza passare per il disastro totale.

Nulla di tutto questo: semplicemente tutti i mercati sono strutturalmente ciclici e in pochi segmenti la scansione del tempo e’ cosi’precisa come accade nell’orologio del credito: Boom, Bust, Recovery & Repair si susseguono ogni volta con mille peculiarità ma con altrettanto sorprendenti analogie.

Siamo sempre li, Fear & Greed si trovano nuovamente a confrontarsi: lo stesso, consueto duello consumato su campi di battaglia diversi ma con i medesimi protagonisti.

Per quel che riguarda l’attualità più spicciola un segnale importante sulla reale natura del rally di questi giorni va ricercato sul secondario dei cash bond: fin qui il movimento è stato molto violento sui contratti sintetici ( Itraxx Main & Crossover ) mentre pochissimi sono ancora gli scambi sul cash market. Fin quando non assisteremo a flussi importanti di acquisto sui bond “in carne ed ossa” meglio rimaner cauti per non rischiare di cadere nel più classico dei Sucker’s Rally, dove si acquista a livelli molto stretti carta che poi sarà difficile muovere, con bid-offer assolutamente penalizzanti.

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