Cina – La crescita prosegue, ma l’inflazione non si arresta

L’economia cinese è cresciuta nel primo trimestre del 10,6 per cento annuale, dopo l’11,2 per cento del trimestre precedente, mentre i prezzi al consumo sono cresciuti dell’8,3 per cento tendenziale in marzo, il passo più rapido da 11 anni, circostanza che aggiungerà pressione per l’ulteriore rafforzamento dello yuan, per contenere i costi dell’import. La Cina, il maggiore contributore alla crescita mondiale, sta tentando di impedire che i crescenti prezzi degli alimentari provochino instabilità sociale evitando al contempo misure che possano rallentare troppo l’economia. Investimenti e consumi hanno spinto l’economia, mentre le peggiori tempeste di neve da 50 anni hanno costretto a chiudere fabbriche e distrutto i raccolti mentre l’indebolimento dell’economia statunitense ha rallentato parte delle esportazioni. Le vendite al dettaglio sono cresciute in marzo del 21,5 per cento. La crescita cinese, secondo il Fondo Monetario Internazionale, è attesa crescere del 9,3 per cento quest’anno.

Lo yuan si è apprezzato di oltre il 4 per cento contro dollaro da inizio anno, a fronte di una rivalutazione del 7 per cento nell’intero 2007. Dall’inizio delle riforme strutturali, nel 1978, l’economia cinese ha conseguito una crescita media del 10 per cento annuo ed è cresciuta in dimensione di 68 volte. Quest’anno potrebbe superare la Germania in termini di prodotto interno lordo complessivo. Il surplus commerciale si è ristretto nel primo trimestre rispetto all’anno precedente per la prima volta dal 2004, e la crescita dell’export ha rallentato. La crescita dei prezzi degli alimentari sta danneggiando i 300 milioni di persone che la World Bank stima vivano in povertà nel Paese, mentre un sondaggio del mese scorso ha mostrato che il 49 per cento delle famiglie ritiene l’inflazione “troppo alta da sopportare”. L’indice azionario CSI 300 è diminuito del 34 per cento da inizio anno su timori che la stretta creditizia possa risultare eccessiva, dopo i sei rialzi dei tassi dello scorso anno e il coefficiente di riserva obbligatoria balzato a un nuovo record storico. Alla fine di marzo le riserve valutarie della Cina sono cresciute a 1,68 trilioni di dollari. E proprio oggi le autorità monetarie cinesi hanno innalzato di altri 50 punti-base il coefficiente di riserva obbligatoria sui depositi, portandolo al 16 per cento con decorrenza 25 aprile.

Le autorità monetarie cinesi si trovano a gestire la necessità di controllare l’eccesso di liquidità e le pressioni inflazionistiche senza determinare un crash dell’economia. Un sentiero stretto e scivoloso. In ultima istanza, un più rapido passo di apprezzamento dello yuan appare la via maestra e meno disfunzionale a contenere gli squilibri macroeconomici della Cina. L’effetto finale, in ogni caso, appare quello di un aumento dei prezzi all’importazione dalla Cina per i paesi occidentali.

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