India – Nuova stretta monetaria

La banca centrale cinese ha ordinato ai prestatori, per la seconda volta in due settimane, di predisporre maggiori riserve per contrastare un’inflazione in accelerazione. La Reserve bank of India ha alzato il quoziente di riserva di liquidità all’8,25 per cento, da 8 per cento, mentre non è intervenuta sui tassi ufficiali di interesse. La stessa banca centrale oggi ha segnalato che la stretta monetaria in atto potrebbe rallentare la crescita indiana al minimo degli ultimi quattro anni. L’inflazione rampante si è rapidamente posta al vertice dell’agenda politica, e nel dibattito pubblico sta facendo premio anche sulle considerazioni relative alla crescita.

Il rendimento del titolo governativo decennale indiano si è portato all’8,08 per cento, da 8,06 precedente la decisione sulla riserva obbligatoria. La banca centrale si attende che l’inflazione, attualmente al massimo triennale di 7,33 per cento, rallenti al 5,5 per cento entro la fine dell’anno fiscale, il prossimo 31 marzo, mentre la crescita dovrebbe posizionarsi tra l’8 e l’8,5 per cento, dall’8,73 per cento del primo trimestre 2008. La crescita dei prezzi sta costando al partito del Congresso del primo ministro Manmohan Singh una costante perdita di consenso, in un paese da sempre molto sensibile al potere d’acquisto, soprattutto presso gli strati più poveri della popolazione.

La riserva obbligatoria di liquidità, cioè la percentuale dei depositi che i prestatori devono accantonare presso la banca centrale, era già stata alzata lo scorso 17 aprile di 50 punti-base. L’aumento di oggi è il settimo da dicembre 2006. Il governatore della banca centrale indiana, Yaga Venugopal Reddy, ha oggi affermato che vi sono timori che le pressioni della domanda, finora contenute, stiano sommandosi con fattori dal lato dell’offerta, alimentando l’inflazione. E’ quindi necessario moderare l’espansione monetaria. Il tasso di prestito overnight (a mezzo di operazioni di pronti contro termine) è stato mantenuto oggi stabile al livello di 7,75 per cento, massimo da sei anni, mentre l’operazione inversa (con la quale la banca centrale prende a prestito dagli intermediari finanziari), è anch’essa rimasta ferma al 6 per cento.

L’India si muove quindi nel solco delle restrizioni monetarie utilizzate anche dalla Cina ma la natura delle attuali pressioni inflazionistiche, frutto di shock dal lato dell’offerta, appare difficilmente contrastabile nel breve termine con gli strumenti monetari. Dal versante dei prodotti alimentari, che sono alla base delle pressioni inflazionistiche, l’India si attende un effetto calmieratore dai raccolti record attesi entro il prossimo 30 giugno, favoriti da sufficienti piogge monsoniche. Ad oggi, la domanda continua ad eccedere l’offerta, che viene limitata anche da cattivo immagazzinamento: si stima che circa il 10 per cento della produzione agricola vada perso o danneggiato dai parassiti. Per fronteggiare la penuria alimentare il governo ha rimosso il mese scorso le tasse sull’import di olii alimentari e mais, e vietato l’export di riso. Nel frattempo, il governo ha cercato rassicurazioni dai produttori di acciaio e cemento (altra fonte di pressione inflazionistica) sulla limitazione dei prezzi.

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