Stati Uniti – Deficit commerciale in ridimensionamento a marzo

Il deficit commerciale statunitense si è ridotto oltre le attese in marzo, per effetto del maggior calo dell’import negli ultimi sei anni, di riflesso al rallentamento economico. Il deficit si è ridotto a 58,2 miliardi di dollari, minimo dell’anno, dai 61,7 miliardi di febbraio (rivisto dagli iniziali 62,3 miliardi), ed a fronte di un deficit di 61 miliardi. Al contempo, il deficit bilaterale con la Cina è stato il minore da due anni. Gli americani hanno comprato dall’estero meno auto, petrolio, arredamento ed apparecchi per telecomunicazioni. L’export è però diminuito per la prima volta in oltre un anno, indicando che anche le economie dei principali partner degli Usa potrebbero essere prossime a rallentare.

In termini reali, cioè al netto delle variazioni di prezzo, il deficit si è ristretto a 47,2 miliardi, minimo da novembre 2003, da 50,9 miliardi. Ciò determinerà una revisione al rialzo della stima del pil del primo trimestre, a parità di tutte le altre componenti, da 0,6 a 0,9 per cento annualizzato.

L’import è calato del 2,9 per cento, massimo da dicembre 2001. L’import petrolifero nominale è diminuito al minimo da febbraio 2007, pur in presenza di un aumento del prezzo medio al barile, che in marzo era di 89,85 dollari. L’export è calato dell’1,7 per cento, ma ha segnato nuovi massimi in valore nominale dall’Unione Europea e da Centro e Sud America.

In dettaglio, l’export non petrolifero cala del 2,1 per cento mensile, dopo tre mesi consecutivi di crescita. I dati mensili sono molto erratici, e nel caso di marzo ulteriore erraticità probabilmente è stata indotta dal periodo pasquale. Il calo è guidato soprattutto dalla riduzione del 32 per cento negli aeromobili civili, una serie tipicamente molto volatile. Per contro, la flessione dell’import è imputabile al calo dei beni capitali (malgrado l’aumento delle importazioni di velivoli) e delle auto. Ad oggi possiamo quindi ritenere in atto un trend di miglioramento del commercio estero netto, guidato certamente dal deprezzamento del dollaro (nei 12 mesi conclusi in marzo il dollaro è in ribasso, contro un paniere ponderato di valute dei principali partner commerciali degli Stati Uniti, del 9 per cento), ma anche dalla contrazione dei livelli di attività. Si tratterebbe in sostanza di un “sorpasso in discesa” dell’export sull’import, causato anche dal fatto che il primo resta inferiore al secondo di circa il 40 per cento.

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