Area Euro – Il rallentamento si accentua?

Le industrie europee che operano in manifattura e servizi evidenziano una contrazione nel mese di giugno, mentre l’indice IFO che misura la fiducia delle imprese tedesche attraverso un sondaggio condotto presso 7000 dirigenti, è in flessione (sempre in giugno), al livello di 101,3 da 103,5, nuovo minimo da gennaio 2006. I dati sembrano mostrare il rischio di un forte rallentamento, e la eventuale decisione della Banca Centrale Europea di procedere ad aumentare i tassi di riferimento al 4,25 per cento il prossimo mese per contenere un’inflazione che viaggia ai massimi degli ultimi 16 anni appare come un classico dilemma di politica monetaria. In conseguenza di tali dati, che sembrano rafforzare le argomentazioni di quanti vorrebbero un solo rialzo di 25 punti-base o nessun rialzo, l’euro ha fatto segnare un lieve indebolimento contro dollaro, per effetto di un rinvio delle aspettative di un secondo rialzo dei tassi, implicite nei contratti futures su depositi a 3 mesi, da ottobre a dicembre.

Lo scenario centrale della Bce prevede quest’anno una crescita dell’1,8 per cento del pil, e dell’1,5 per cento nel 2009, con inflazione al 3,4 per cento quest’anno e del 2,4 per cento nel 2009 quando, a seguito della stabilizzazione attesa nei prezi di alimentari ed energia, dovrebbe venir meno il penalizzante “effetto-confronto” che stiamo sperimentando in questi mesi.

Il dato “flash” dell’indice dei direttori acquisti per giugno è uscito più debole, sia per le imprese manifatturiere che per quelle dei servizi: per la prima volta da giugno 2003 entrambi gli indici evidenziano una lettura inferiore al livello di 50, che equivale a stabilità. L’indice PMI manifatturiero passa da 50,5 di maggio a 49,1 di giugno, e quello dei servizi da 50,6 a 49,5, a fronte di consensi in entrambi i casi frazionalmente sopra la linea di 50. In manifattura pesano i cali della componente di produzione (da 51,9 a 49,5), nuovi ordini (47,3) ed occupazione (49,7). Il calo dei nuovi ordini si contrappone, significativamente, ad un aumento delle scorte di prodotti finiti (da 50,3 a 50,9), indicando un più che probabile accumulo involontario causato da indebolimento della domanda, e porta il saldo tra ordini e prodotti finiti al minimo dalla fine del 2001, ciò che segnala anche un marcato trend di contrazione manifatturiera nei mesi a venire. Al contempo, il saldo dei prezzi dei fattori produttivi cresce di oltre 3 punti, al livello di 70, da 66,9, nuovo massimo da luglio 2006, ed in presenza di una lieve decelerazione nella dinamica dei prezzi degli output (da 56,2 a 55,9).

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