Cina – Controlli amministrativi contro l’hot money

L’Amministrazione Statale cinese per i regolamenti valutari (State Administration of Foreign Exchange) ha comunicato ieri che dal 14 luglio procederà a controlli sulle fatturazioni degli esportatori, allo scopo di impedire alterazioni contabili che nascondono afflussi di capitali speculativi (il cosiddetto hot money) verso la Cina, mirati a trarre vantaggio dall’apprezzamento dello yuan. In marzo le riserve valutarie cinesi sono risultate pari a 1,68 trilioni di dollari (1680 miliardi), con un incremento del 40 per cento sull’anno precedente, non giustificabile in termini di sommatoria di saldo commerciale, investimento diretto estero e di portafoglio. Questo diluvio di liquidità nel sistema finanziario cinese alimenta forti pressioni inflazionistiche, mettendo a rischio la crescita del paese.

Gli esportatori dovranno registrare la fatturazione in valuta su un sistema elettronico monitorato dai regolatori, per accertare la corrispondenza tra fatturazione commerciale e dati sull’export. Tra gli osservatori tale misura di controllo amministrativo suscita perplessità e scetticismo, apparendo come una sorta di “ultima spiaggia” quando tutte le altre opzioni si sono rivelate inefficaci, ed un’alternativa illusoria alla rivalutazione dello yuan. Alla fine di maggio le riserve valutarie cinesi ammontavano a 1,8 trilioni di dollari, mentre i dati di fine trimestre saranno resi noti a giorni, ma dovrebbero evidenziare ulteriori afflussi speculativi, nei primi 5 mesi del 2008, per oltre 200 miliardi di dollari.

Lo scorso anno lo yuan si è rivalutato contro dollaro del 10,8 per cento, mentre l’inflazione tendenziale cinese è stata a maggio dell’8,1 per cento, il passo più rapido dal 1996.

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