India – La stretta monetaria prosegue

La banca centrale indiana ha aumentato oggi il proprio tasso d’interesse di riferimento di mezzo punto, oltre le attese degli economisti, e prevede un rallentamento della crescita a causa dell’inflazione che, al massimo da 13 anni, erode la spesa di aziende e consumatori. La Reserve Bank of India ha alzato il tasso repo al 9 per cento da 8,5 per cento, terzo incremento in due mesi, ed al contempo ha aumentato il coefficiente sulle riserve di liquidità (equivalente alla riserva obbligatoria), al 9 per cento da 8,75 per cento. Per il governatore Yaga Venugopal Reddy, che andrà in pensione in settembre, la politica monetaria deve essere ulteriormente ristretta, a causa di una “accentuazione” delle pressioni inflazionistiche.

La mossa indiana di oggi rappresenta il sesto aumento dei tassi attuato da una banca centrale asiatica da fine giugno, e conferma che la regione sta reagendo alla pressione inflazionistica. La banca centrale indiana oggi ha rivisto al rialzo le stime d’inflazione, al 7 per cento da 5-5,5 per cento. I prezzi indiani hanno accelerato anche dopo che il governo ha tagliato i dazi all’importazione su olii commestibili, prodotti d’acciaio e benzina. Al contempo il governo ha anche vietato l’export granturco, riso e olio commestibile nel tentativo di aumentare l’offerta locale. Nella seconda settimana di luglio i prezzi all’ingrosso indiani sono balzati all’11,89 per cento annuale.

Standard & Poor’s ha comunicato questo mese che il rating sovrano dell’India (attualmente a BBB-, il minimo dell’investment grade) potrebbe essere tagliato a junk se l’accelerazione dell’inflazione e la maggiore spesa pubblica continueranno ad aumentare il deficit di bilancio. Sulla minaccia pesa anche la prassi adottata dal governo indiano di spostare fuori bilancio masse crescenti di passività, come i sussidi agricoli e quelli sui prezzi dell’energia: attualmente l’equivalente di 17 miliardi di dollari di sussidi su un totale di 42 miliardi, si trova fuori bilancio. Anche le banche centrali di Filippine e Indonesia stanno attuando da tempo una stretta monetaria, mentre la Thailandia ha alzato il proprio tasso-benchmark per la prima volta negli ultimi due anni questo mese, ed il Pakistan ha agito oggi, aumentando il proprio tasso-chiave di un punto, al 13 per cento.

Da giugno la banca centrale indiana ha alzato i tassi per complessivi 125 punti-base, e il coefficiente di riserva obbligatoria di 75 punti-base. Sull’accelerazione della dinamica inflazionistica ha inoltre pesato il recente aumento del 17 per cento dei prezzi amministrati sull’energia, attuato per tagliare le forti perdite delle raffinerie. La stretta monetaria servirà a ricondurre la crescita dell’offerta di moneta, oggi pari al 22 per cento tendenziale, verso il target del 17 per cento. Per una volta, la notizia del rallentamento dell’economia indiana potrebbe essere accolta favorevolmente.

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