Merrill, mutui e macerie

Merrill Lynch & Co., la terza più grande casa d’investimento degli Stati Uniti, procederà ad un aumento di capitale per 8,5 miliardi di dollari e venderà 30,6 miliardi di dollari di obbligazioni ad un quinto del loro valore nominale, nel tentativo di rafforzare il proprio merito di credito, prostrato dale perdite sui mutui. Temasek Holdings, il fondo sovrano di Singapore divenuto il maggior azionista di Merrill dopo l’acquisto di una partecipazione in dicembre, acquisterà altri 3,4 miliardi di dollari di azioni, e riceverà da Merrill circa 2,5 miliardi di dollari per compensare le perdite subite sul precedente investimento. La casa d’investimento statunitense procederà inoltre nel terzo trimestre ad ulteriori svalutazioni per 5,7 miliardi di dollari.

Dal momento dell’insediamento dell’attuale Chief Executive Officer, John Thain, lo scorso dicembre, Merrill ha raccolto capitale azionario per 30 miliardi di dollari, nello sforzo di tenere il passo con le continue svalutazioni di crediti ipotecari. Il mese scorso l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato il merito di credito di Merrill da A+ ad A, annunciando la possibilità di ulteriori declassamenti. La ricapitalizzazione rappresenta evidentemente una pesante penalizzazione per gli attuali azionisti, che subiranno una forte diluizione (le nuove azioni determineranno infatti un aumento del 36 per cento nel numero delle azioni circolanti rispetto allo scorso 30 giugno), mentre gli obbligazionisti potrebbero (ma il condizionale è d’obbligo) vedere almeno la stabilizzazione del continuo deterioramento del merito di credito della casa d’investimento, che li ha finora pesantemente penalizzati.
Nel tentativo di fare cassa Merrill nelle ultime settimane ha venduto la propria partecipazione nell’agenzia di stampa finanziaria Bloomberg, incassando 4,43 miliardi di dollari, accettando un sacrificio di prezzo rispetto all’obiettivo d’incasso, fissato a giugno in 5 miliardi di dollari. Recentemente sono stati inoltre conclusi accordi per la cessione del ramo d’azienda specializzato in amministrazione di fondi comuni, Financial Data Services, per 3,5 miliardi di dollari.

Merrill ha anche proceduto a vendere 30,6 miliardi di dollari di collateralized bond obligations (CDO), per soli 6,7 miliardi di dollari, il 22 per cento circa del valore nominale. Il compratore è un’affiliata dell’investment manager texano Lone Star. A conferma del fatto che sui titoli finanziari la stagione dei saldi non è ancora finita, sarà la stessa Merrill Lynch a fornire circa il 75 per cento del finanziamento del prezzo d’acquisto, con una propria linea di credito. E’ interessante notare che il finanziamento è garantito unicamente dai titoli venduti, il che significa che Merrill assorbirà l’eventuale perdita sui CDO che ecceda 1,68 miliardi di dollari. La cessione di tali CDO darà origine ad un’ulteriore svalutazione trimestrale ante-imposte di 4,4 miliardi di dollari nel terzo trimestre. Meno di due settimane fa Merrill annunciava svalutazioni su CDO per il secondo trimestre pari a 3,5 miliardi di dollari.

Da inizio anno Merrill ha perso circa il 55 per cento del proprio valore azionario. Solo Lehman Brothers ha perso di più all’interno dell’indice Amex Securities Broker/Dealer, con un calo di circa il 77 per cento.

Le continue ricapitalizzazioni di Merrill Lynch sono avvenute in parallelo con le rassicurazioni della società riguardo l’adeguatezza della propria base di capitale. Ma evidentemente l’entità dei crediti da svalutare e la scarsa propensione alla trasparenza (comportamento comune a tutti gli intermediari finanziari e creditizi dall’inizio della crisi dei mutui, un anno fa, ed alla base degli elevati tassi interbancari, indotti da incertezza sulla solvibilità) è sostanzialmente superiore alle previsioni. All’inizio della crisi Merrill Lynch aveva sui propri libri obbligazioni collateralizzate per circa 50 miliardi di dollari. Ad oggi ne sono rimasti circa 8,88 miliardi di dollari. I CDO incidono per 27 miliardi di dollari su un totale di svalutazioni per 41 miliardi di dollari. Un dato che fornisce la misura del danno provocato dalla crisi dei mutui e dei prodotti strutturati ad essi legati.

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