Stati Uniti – Crescita inferiore alle attese, revisioni sfavorevoli

L’economia statunitense è cresciuta a passo accelerato nel secondo trimestre, quando lo stimolo temporaneo dei rimborsi fiscali ha compensato la crescente disoccupazione e la persistente recessione immobiliare. La crescita è stata dell’1,9 per cento annualizzato, ma a fronte di attese di consenso poste a più 2,3 per cento. Il dato di oggi del Dipartimento al Commercio contiene anche le revisioni annuali, che mostrano un minor tasso di crescita in ogni anno del triennio 2005-2007 ed una contrazione nel quarto trimestre 2007.

Con la fine di giugno circa 78 miliardi di dollari di rimborsi fiscali sono stati inviati ai contribuenti. Il minore deficit commerciale da sette anni ha impedito all’economia di restringersi oltre, lo scorso trimestre. Il commercio estero netto ha aggiunto 2,4 punti percentuali alla crescita annualizzata, miglior risultato dal 1980. Al netto del commercio estero, quindi, l’economia si sarebbe contratta dello 0,5 per cento, secondo calo negli ultimi tre trimestri. Anche il dato del primo trimestre è stato rivisto al ribasso, da 1 a 0,9 per cento annualizzato. Si intensificano, quindi, i segnali di recessione per l’economia statunitense, anche se è improbabile che la contrazione venga ufficialmente dichiarata nei mesi a venire. Come noto, il National Bureau of Economic Research, l’arbitro dei cicli economici, definisce la recessione come una “significativa” riduzione nei livelli di attività durante un protratto periodo di tempo. I cali devono essere visibili riguardo pil, occupazione, produzione, vendite e redditi. Il NBER di solito certifica una recessione da 6 a 18 mesi dopo il suo inizio.

La recessione immobiliare ha continuato a danneggiare l’economia, pur se il calo ha rallentato. Le costruzioni residenziali sono diminuite del 15,6 per cento annualizzato, da meno 25,1 per cento nei primi tre mesi dell’anno. La contrazione ha sottratto alla crescita lo 0,6 per cento, il risultato “migliore” da oltre due anni. Il recupero della spesa dei consumatori (1,5 per cento annualizzato, contro 0,9 per cento del primo trimestre, che è stato il peggior risultato da 13 anni) è stato comunque inferiore alle attese, in parte perché l’indice di prezzo della spesa per consumi personali complessiva è balzato del 4,2 per cento, dal 3,6 per cento del primo trimestre. La spesa governativa cresce del 3,4 per cento annualizzato, da più 1,9 per cento del primo trimestre.

La maggior parte degli economisti prevedono che la spinta esercitata dai rimborsi fiscali verrà meno nella seconda parte dell’anno: le vendite al dettaglio sono cresciute in giugno dello 0,1 per cento, meno delle attese, suggerendo che i consumatori potrebbero aver già terminato le munizioni. L’indice di prezzo del pil, per il secondo trimestre, mostra una crescita contenuta dell’1,1 per cento, minor incremento dal 1998, contro il 2,6 per cento del primo trimestre, ma ciò è avvenuto soprattutto perché i prezzi all’importazione sono cresciuti nel trimestre di ben il 28,6 per cento annualizzato, e come noto i prezzi all’import sottraggono meccanicamente all’indice di prezzo del pil, che misura i prezzi domestici. L’indicatore di inflazione preferito dalla Fed, che è legato alla spesa dei consumatori al netto di alimentari ed energia, cresce del 2,1 per cento annualizzato, da 2,3 per cento, riavvicinandosi all'”area di comfort”, fissata nel corridoio 1-2 per cento.

Un dato nel complesso positivo, sul piano della composizione della crescita del pil, è quello delle scorte, il cui decumulo ha sottratto alla crescita ben l’1,9 per cento. Ciò significa che la grandezza nota come vendite finali interne (ottenuta sottraendo al pil le scorte ed il commercio estero) è cresciuta nel secondo trimestre dell’1,3 per cento, contro lo 0,1 per cento dei primi tre mesi dell’anno. In recupero anche gli investimenti aziendali in strutture (più 14,4 per cento nel secondo trimestre, da più 8,6 per cento nel primo), ma si registra un’accentuazione del calo degli investimenti in attrezzature e software, a meno 3,4 per cento da meno 0,8 per cento.

Le revisioni, estese al 2005, hanno ridotto la crescita reale del pil per il 2005 (a 2,9 da 3,1 per cento), il 2006 (a 2,8 da 2,9), ed il 2007 (a 2 da 2,2 per cento). Riguardo il 2007, l’anno a cui sono state apportate le maggiori revisioni, la crescita del secondo trimestre è stata aumentata dal 3,8 al 4,8 per cento, mentre quella del quarto trimestre è stata rettificata a meno 0,2 per cento, da più 0,6 per cento.

Annunci