Stati Uniti – Frena la spesa dei consumatori

La spesa dei consumatori è rallentata in luglio, per verosimile effetto dell’esaurimento dello stimolo fiscale e del nuovo picco inflazionistico, che ha eroso il potere d’acquisto. L’incremento dello 0,2 per cento delle spese personali eguaglia le stime di consenso e segue l’incremento dello 0,6 per cento segnato in giugno, mentre i redditi personali sono calati dello 0,7 per cento nel mese, prima flessione da agosto 2005, dopo l’incremento dello 0,1 per cento in giugno. Il deflatore della spesa per consumi personali è balzato del 4,5 per cento su base annuale, maggior incremento tendenziale dal 1991, mentre l’indicatore inflazionistico preferito dalla Fed, che esclude alimentari ed energia, è cresciuto del 2,4 per cento annuale, massimo da febbraio 2007.

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Stati Uniti – Crescita del secondo trimestre rivista al rialzo

L’economia statunitense si è espansa nel secondo trimestre a passo più rapido di quanto in precedenza stimato, aiutata dalla crescita dell’export e da un minor calo delle scorte. L’incremento del 3,3 per cento annualizzato è superiore alle attese (poste a più 2,7 per cento) e si confronta con la crescita dell’1,9 per cento della prima stima. La schiacciante evidenza è che i numeri dell’export hanno più che compensato la debolezza domestica nei consumi e negli investimenti. Fuori dall’export, gli Stati Uniti hanno in corso una recessione domestica.

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Germania – IFO al minimo da tre anni

La fiducia delle imprese tedesche è diminuita in agosto oltre le attese, al minimo da tre anni, alimentando i timori sull’entrata in recessione della maggiore economia europea. L’indice sul clima d’affari elaborato dall’istituto di ricerca IFO di Monaco di Baviera, basato su un’indagine presso 7000 dirigenti, è sceso al livello di 94,8 da 97,5 di luglio. Le attese erano per un livello di 97,2. L’economia tedesca si è contratta nel secondo trimestre dello 0,5 per cento, e potrebbe non crescere nel terzo.

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Giappone – Recessione in vista

L’economia giapponese si è contratta nel primo trimestre, portando il paese in prossimità della prima recessione in sei anni, a causa soprattutto del calo dell’export e della decelerazione della spesa dei consumatori. Il pil si è ridotto del 2,4 per cento annualizzato nel trimestre aprile-giugno, dopo l’espansione del 3,2 per cento del primo trimestre. In particolare, l’export è diminuito del massimo dalla recessione del 2001-2002, sottraendo al Giappone il motore di crescita che ha sinora guidato la più lunga espansione del Dopoguerra, mentre gli elevati costi dell’energia hanno frenato i consumi domestici. La scorsa settimana Toyota ha riportato il maggior calo degli utili in cinque anni, mentre Japan Airlines ha comunicato un taglio dei salari per contrastare i crescenti costi. Anche per la Bank of Japan si pone il dilemma di politica monetaria che assilla le banche centrali di gran parte del pianeta: crescita in indebolimento ma inflazione in accelerazione.

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Cina – L’export non rallenta

Il surplus commerciale cinese si è inaspettatamente ampliato in luglio, mentre i prezzi alla produzione sono cresciuti al passo più rapido da 12 anni. Ciò appare destinato a rimettere pressione sulle autorità cinesi per riprendere l’apprezzamento dello yuan. Il surplus è aumentato del 4 per cento, a 25,3 miliardi di dollari sull’anno precedente, primo incremento in quattro mesi, come mostrato dai dati pubblicati dall’autorità doganale cinese. I prezzi alla produzione sono aumentati del 10 per cento, secondo l’ufficio statistico nazionale.

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