Cina – L’export non rallenta

Il surplus commerciale cinese si è inaspettatamente ampliato in luglio, mentre i prezzi alla produzione sono cresciuti al passo più rapido da 12 anni. Ciò appare destinato a rimettere pressione sulle autorità cinesi per riprendere l’apprezzamento dello yuan. Il surplus è aumentato del 4 per cento, a 25,3 miliardi di dollari sull’anno precedente, primo incremento in quattro mesi, come mostrato dai dati pubblicati dall’autorità doganale cinese. I prezzi alla produzione sono aumentati del 10 per cento, secondo l’ufficio statistico nazionale.

Il mercato azionario cinese oggi ha fatto segnare il maggior ribasso da sei settimane, per il timore che i maggiori costi per materie prime ed energia possano erodere ulteriormente gli utili. L’indice CSI-300 ha perso nella seduta odierna il 5,2 per cento, facendo segnare il minimo da 18 mesi. Nel 2008 il calo è del 54 per cento, dopo aver più che raddoppiato le quotazioni nel 2007. La Cina lo scorso mese ha interrotto l’apprezzamento dello yuan ed attenuato i vincoli amministrativi alla concessione di credito, spostando l’enfasi della politica economica nazionale dall’inflazione alla crescita. Questi dati sembrano tuttavia mostrare che la debolezza dell’export è stata sovrastimata. Al contempo, il forte rialzo dei prezzi alla produzione ripropone l’esigenza di contrastare l’inflazione, e l’apprezzamento del cambio è destinato quindi a tornare di attualità.

Lo yuan nel corso del terzo trimestre ha perso lo 0,1 per cento contro dollaro, dopo aver guadagnato il 4,2 per cento nel primo ed il 2,3 per cento nel secondo. L’export a maggior valore aggiunto, come l’elettronica, sta mostrando maggiore resistenza al ciclo economico globale. Il governo cinese ha aumentato i rimborsi sulle imposte all’esportazione per abbigliamento e tessile, dopo che la crescita del pil ha rallentato al 10,1 per cento nel secondo trimestre. Pechino considera “inaccettabile” una crescita inferiore al 9 per cento, anche in relazione all’esigenza di creare 10 milioni di nuovi impieghi annui.

L’aumento dei prezzi alla produzione segnala la compressione dei margini dei produttori manifatturieri, e sta colpendo soprattutto i costruttori automobilistici, che a giugno hanno visto il nuovo massimo quadriennale nell’invenduto di veicoli nuovi.

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