Giappone – Recessione in vista

L’economia giapponese si è contratta nel primo trimestre, portando il paese in prossimità della prima recessione in sei anni, a causa soprattutto del calo dell’export e della decelerazione della spesa dei consumatori. Il pil si è ridotto del 2,4 per cento annualizzato nel trimestre aprile-giugno, dopo l’espansione del 3,2 per cento del primo trimestre. In particolare, l’export è diminuito del massimo dalla recessione del 2001-2002, sottraendo al Giappone il motore di crescita che ha sinora guidato la più lunga espansione del Dopoguerra, mentre gli elevati costi dell’energia hanno frenato i consumi domestici. La scorsa settimana Toyota ha riportato il maggior calo degli utili in cinque anni, mentre Japan Airlines ha comunicato un taglio dei salari per contrastare i crescenti costi. Anche per la Bank of Japan si pone il dilemma di politica monetaria che assilla le banche centrali di gran parte del pianeta: crescita in indebolimento ma inflazione in accelerazione.

Nel secondo trimestre il pil è calato dello 0,6 per cento trimestrale, peraltro in linea con le stime di consenso. Il Giappone è il terzo membro del G7 a sperimentare una contrazione congiunturale del pil quest’anno, dopo Canada e Italia. L’export è diminuito del 2,3 per cento, primo calo in tre anni, mentre l’import è calato del 2,8 per cento. La spesa dei consumatori, che conta per circa la metà dell’economia giapponese, è diminuita dello 0,5 per cento trimestrale. Il sentiment delle famiglie ha toccato in luglio il minimo storico di tutti i tempi, dopo che l’inflazione ha superato la crescita salariale. I bonus aziendali estivi delle maggiori compagnie giapponesi sono diminuiti per la prima volta dal 2002.

La domanda domestica, che include spesa dei consumatori ed investimento aziendale, incide per lo 0,4 per cento della contrazione trimestrale del pil. L’investimento aziendale è diminuito dello 0,2 per cento, meno della flessione dello 0,6 per cento che gli analisti si attendevano. La scorsa settimana Toyota, la più grande azienda giapponese, ha ridotto del 3,5 per cento le proprie stime di vendita per l’anno che termina a marzo 2009. Da giugno, Toyota ha eliminato 800 posti di lavoro presso la propria sussidiaria che realizza i SUV e le Lexus Sedan destinate al mercato statunitense. Japan Airlines ha invece annunciato la scorsa settimana una riduzione delle retribuzioni del 5 per cento, per compensare l’aumento dei prezzi dei carburanti.

Anche l’investimento immobiliare residenziale ha contribuito alla flessione del pil, con un calo del 3,4 per cento, a fronte di attese per una crescita dell’1,4 per cento, a seguito della debolezza nelle vendite di nuovi condomini causata da prezzi in aumento e restrizione degli standard creditizi da parte delle banche. Malgrado un quadro d’insieme non particolarmente brillante, molti analisti si attendono un rallentamento congiunturale meno severo che in passato, essenzialmente perché le aziende hanno ripagato i propri debiti, ridotto gli organici e razionalizzato l’investimento in attrezzature ed impianti. Anche le prospettive per l’andamento degli investimenti e le condizioni del mercato del lavoro appaiono migliori rispetto alla fine della precedente espansione, nel 2001. Secondo la Development Bank of Japan, infatti, le aziende sono attese aumentare i propri investimenti del 4,1 per cento nell’anno che terminerà il 31 marzo prossimo: se questo dato è peggiore rispetto al più 7,7 per cento dello scorso anno, è comunque di gran lunga migliore del calo del 10 per cento registrato durante la recessione del 2001. E riguardo il mercato del lavoro, il quoziente impieghi-richiedenti è ancora prossimo al suo massimo degli ultimi sedici anni, con un valore che a giugno era pari a 0,91 che indica che vi è un impiego disponibile per ogni lavoratore richiedente. Sette anni fa vi erano due richiedenti per ogni impiego disponibile.

Ad oggi, quindi, si può concludere che l’economia giapponese sta decelerando ma non collassando.

Annunci