Cina – Tassi in calo dopo sei anni

La People’s Bank of China ha oggi tagliato il tasso sui prestiti a un anno dal 7,47 al 7,20 per cento, e ridotto la riserva obbligatoria di 1 punto percentuale, a partire da domani, secondo quanto appare in uno statement postato sul sito web della banca centrale cinese. Il raffreddamento dell’inflazione ha dato alle autorità monetarie cinesi più margine di manovra, mentre la crisi finanziaria globale accresce il rischio di un rallentamento dell’export cinese. I policy makers vogliono proteggere l’occupazione ed impedire una frenata della quarta maggiore economia mondiale, dopo quattro trimestri di crescita in rallentamento. Si tratta quindi del primo tangibile segno di una iniziativa pro-crescita da parte del governo cinese.

Il tasso d’inflazione cinese si è portato in agosto al 4,9 per cento tendenziale, da 7,1 per cento di luglio, e il trend di riduzione potrebbe accentuarsi nei prossimi mesi. L’azione di oggi suggerisce che la debolezza vista nei dati di agosto su investimenti e produzione industriale può essere di tipo fondamentale, e non solo legata a temporaneee chiusure di impianti in relazione al periodo di svolgimento delle Olimpiadi. Anche l’export ha rallentato negli ultimi mesi: ciò riflette lo scenario di indebolimento globale ma il rapido apprezzamento dello yuan negli ultimi 12 mesi può aver giocato un ruolo, danneggiando soprattutto gli esportatori a basso margine. La banca centrale cinese probabilmente è preoccupata anche per l’impatto che la protratta debolezza del settore immobiliare (causata dalla stretta creditizia) sta esercitando sul settore delle costruzioni. Altri elementi di timore sono da rinvenire, oltre che nella crisi del settore immobiliare, anche nell’andamento fortemente negativo del mercato azionario, che potrebbe contribuire, tramite l’effetto ricchezza, a deprimere la spesa dei consumatori che negli ultimi mesi è invece riuscita a compensare l’indebolimento del commercio estero ed il rallentamento nella formazione di capitale fisso.

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