AIG, corsa contro il tempo

American International Group (AIG), il maggior assicuratore statunitense per entità degli attivi, nella giornata di lunedì 15 settembre ha subìto il taglio del rating da parte di Standard&Poor’s e Moody’s, circostanza che minaccia di vanificare gli sforzi della compagnia di raccogliere fondi di emergenza per mantenere l’operatività. S&P ha abbassato il rating di lungo termine di AIG di tre livelli, a A-, a causa di “ridotta flessibilità nel rispondere all’accresciuto fabbisogno di collaterale e timori su crescenti perdite legate ai mutui”. Moody’s ha tagliato di due livelli il rating senior unsecured, portandolo ad A2. Questi downgrade dovrebbero innescare oltre 13 miliardi di dollari in richieste di garanzie aggiuntive dagli investitori nel debito di AIG, secondo stime della stessa società, che ha venduto a banche ed altri investitori protezione su 441 miliardi di dollari in obbligazioni, inclusi 57,8 miliardi di dollari in titoli legati ai mutui subprime.

La compagnia sta cercando una somma compresa tra 70 e 75 miliardi di dollari, che potrebbero arrivare da una linea di credito organizzata da Goldman Sachs e JPMorgan. La capitalizzazione di AIG, dopo aver toccato un picco di 190 miliardi di dollari a fine 2006, si è ridotta di circa il 95 per cento.

Per Moody’s il declassamento del rating è avvenuto alla luce del “continuo deterioramento nel mercato immobiliare statunitense ed al conseguente impatto su liquidità e capitale del gruppo”. Negli ultimi tre trimestri AIG ha effettuato svalutazioni per 18,5 miliardi di dollari, cui potrebbero aggiungersi altri 30 miliardi per il terzo trimestre, che si sommerebbero ai 16,5 miliardi di garanzie aggiuntive che la compagnia ha finora dovuto produrre. In maggio AIG ha raccolto 20,3 miliardi di dollari in azioni ed obbligazioni
Nella giornata del 15 settembre, il regolatore dello stato di New York (la competenza sulle assicurazioni è infatti statale), ha concesso alla compagnia un permesso speciale per ottenere prestiti per 20 miliardi di dollari da parte delle proprie controllate, nel tentativo di guadagnare tempo per lavorare alla ricapitalizzazione. Questa autorizzazione di emergenza pone rischi potenziali per i detentori di polizze, ed il regolatore si impegna ad esaminare i termini di ogni singola transazione per proteggere i sottoscrittori dai rischi di depauperamento della copertura assicurativa.

La Federal Reserve di New York ha ingaggiato Morgan Stanley per esaminare alternative per AIG. Tra le ipotesi relative al reperimento della liquidità necessaria alla sopravvivenza vi è la cessione di attivi, tra i quali la società specializzata nel credito al consumo, American General Finance, che potrebbe produrre 6 miliardi di dollari in caso di vendita al doppio del proprio valore di libro, un multiplo generalmente utilizzato in questo tipo di transazioni. Possibile anche la cessione di International Lease Finance, società specializzata nel leasing aeronautico, che potrebbe essere ceduta per una somma stimata in 7-14 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi AIG ha respinto una proposta d’investimento delle società di private equity KKR &Co., TPG e J.C.Flowers mentre Warren Buffett, il più celebre investitore statunitense, non sarebbe più impegnato in colloqui con AIG.

Quale scenario attendersi
Il collasso di AIG rappresenterebbe la seconda e potenzialmente più distruttiva fase dell’attuale crisi finanziaria, sotto forma di un crollo del settore assicurativo, con altissimo rischio di contagio. Il problema di AIG non è rappresentato solo dalla sua dimensione aziendale, ma dalla minaccia posta al mercato da 62.000 miliardi di dollari dei Credit Default Swaps, o CDS, un mercato assicurativo non regolamentato nel quale gli investitori si proteggono contro il default di emissioni obbligazionarie, pagando un premio. AIG ha venduto protezione su eventi di default che coinvolgano emissioni obbligazionarie, strumenti finanziari aventi come collaterale cartolarizzazioni ipotecarie ed altri titoli di debito. Il declassamento attuato dalle società di rating impone alla compagnia di presentare garanzie aggiuntive della propria solvibilità. Il mercato dei CDS ha finora retto bene, ma è difficile ipotizzare cosa potrebbe accadere se AIG dovesse dichiarare la propria insolvenza, sia riguardo i contratti da essa direttamente assicurati, che per quelli di terze parti che si sono assicurate contro il rischio di default della stessa AIG. Se la compagnia dovesse dichiararsi insolvente un numero elevato di sue controparti sarebbero impossibilitate a monetizzare i propri contratti di CDS. Da ciò conseguirebbe un elevato numero di fallimenti, di cui sarebbero vittime iniziali soprattutto gli hedge funds. Nel momento in cui scriviamo la situazione è ovviamente in evoluzione, ma è opinione comune che le prossime 48 ore saranno decisive. Finora la Fed ha cercato di gestire il salvataggio senza essere coinvolta direttamente, ma se la cordata giudata da Goldman e JPMorgan dovesse fallire nell’erogazione del prestito-ponte, le conseguenze dell’insolvenza sarebbero potenzialmente devastanti. Questa considerazione potrebbe spingere il Tesoro statunitense ad intervenire per evitare il peggio, ma la situazione resta imprevedibile.

Update 17 settembre: Nella serata di martedì 16 settembre AIG ha ottenuto dalla Federal Reserve un prestito di 85 miliardi di dollari in cambio del pacchetto di maggioranza della compagnia. Il governo statunitense ha modificato la propria opposizione al salvataggio, dopo il fallimento dei tentativi privati e le considerazioni della Fed, per la quale “un disordinato fallimento di AIG potrebbe sommarsi a livelli già significativi di fragilità dei mercati finanziari”. AIG consegnerà il 79,9 per cento del proprio capitale al governo, mentre il suo senior management lascerà l’incarico. Il prestito di due anni, che ha forma revolving e prevede una remunerazione legata al Libor a 3 mesi più 8,5 punti percentuali, darà alla compagnia tempo per vendere propri assets in modo ordinato. Il governo federale ha il diritto di sospendere il pagamento dei dividendi agli azionisti ordinari e privilegiati di AIG. Al termine del biennio, la Fed o il Tesoro otterranno il controllo della compagnia. Ancora una volta la Fed ha agito invocando la sezione 13(3) del Federal Reserve Act che le consente di prestare “ad ogni individuo, società di persone o di capitali” in “insolite ed impegnative circostanze”, purché il debitore “non sia in grado di ottenere adeguati finanziamenti da altre istituzioni creditizie”. E’ stato quindi evitato un effetto contagio di proporzioni potenzialmente devastanti, ma l’entità dei problemi del sistema finanziario statunitense resta sostanzialmente inalterata. Nelle prossime settimane è verosimile attendersi ulteriori turbolenze.

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