Goldman Sachs e Morgan Stanley cambiano pelle. Basterà?

La Wall Street che ha plasmato per due decenni il mondo finanziario è finita ieri sera, quando Goldman Sachs e Morgan Stanley sono giunte alla conclusione che non c’è futuro a rimanere banche d’investimento, ora che gli investitori hanno sentenziato che quel modello non funziona più. L’approvazione da parte della Federal Reserve della loro richiesta a diventare banche pone fine alla stirpe delle banche d’investimento, 75 anni dopo che il Congresso le ha separate dai prestatori autorizzati alla raccolta tramite deposito, e pone fine al caos che ha portato Lehman Brothers al fallimento ed alla vendita d’emergenza di Merrill Lynch a Bank of America.

Goldman, dalle cui fila proviene l’attuale Segretario al Tesoro, Henry Paulson, e Morgan Stanley, un prodotto del Glass-Steagall Act del 1933 che ha separato banche d’investimento e commerciali, avevano insistito di non aver bisogno di cambiare rotta, malgrado il crollo delle rispettive azioni ed il forte aumento dei loro costi di credito, la scorsa settimana. Ma non c’è stato nulla da fare, con il Dow Jones che ha perso mille punti in due giorni ed i clienti che in numero crescente hanno deciso di ritirare i propri fondi dalle due istituzioni. La Fed ha accettato all’unanimità la richiesta.

Per le due banche (che d’ora in poi saranno regolate dalla Fed) si apre quindi la strada per la costruzione di una propria base di depositi, potenzialmente attraverso acquisizioni, e si ridurrà (anche per obbligo della vigilanza) l’enorme leva finanziaria che ha portato al crollo di Bear Stearns e Lehman. Dall’inizio della crisi, lo scorso anno, Morgan Stanley ha effettuato svalutazioni per complessivi 15,7 miliardi di dollari su cartolarizzazioni di mutui ed altri titoli, mentre il conteggio di Goldman è attualmente fermo a 4,9 miliardi. Anche se entrambe le compagnie hanno continuato a restare profittevoli, evitando le perdite trimestrali che hanno invece colpito Lehman e Merrill, i loro ricavi da commissioni e trading sono diminuiti nel corso dell’anno.

La trasformazione in banche commerciali significa che Morgan Stanley tenterà di restare un’entità stand-alone, divenendo una holding, ed i colloqui per una fusione con Wachovia verranno per il momento congelati. Alla fine di agosto le sussidiarie di Morgan Stanley possedevano già 36 miliardi di dollari in depositi e tre milioni di conti retail. Goldman Sachs diverrà la quarta più grande holding bancaria degli Stati Uniti. La compagnia possiede già oltre 20 miliardi di dollari di depositi della clientela presso due sussidiarie e ne creerà una terza, GS Bank USA, che avrà oltre 150 miliardi di dollari di assets, facendone una delle dieci più grandi banche del paese, e punterà ad ampliare la propria base di depositi attraverso crescita organica ed acquisizioni.

La Federal Reserve è il regolatore primario delle holding bancarie, cioè di società che controllano banche. Citigroup, Bank of AMerica e JPMorgan sono holding bancarie regolate dalla Fed. Le securities firms, per contro, sono regolate dalla Securities and Exchange Commission (SEC), il cui futuro ruolo diviene ora più incerto.

La trasformazione delle due banche d’investimento in banche commerciali porterà anche ad una riduzione della propensione al rischio e verosimilmente a retribuzioni più basse per i loro dipendenti.

UPDATE: i giapponesi di Mitsubishi UFJ si accingono ad acquisire tra il 10 ed il 20 per cento di Morgan Stanley, sborsando fino a 8,4 miliardi di dollari. Dopo Nomura, che rileverà le attività asiatiche ed europee di Lehman, le case giapponesi mostrano il proprio attivismo e verosimilmente rassicureranno anche Washington. Per ora la Cina resta lontana da Wall Street. Durerà?

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