Stati Uniti – Manifattura al punto di rottura

La manifattura statunitense si è contratta in settembre al passo più rapido dall’ultima recessione, dopo il rallentamento delle vendite e l’aggravarsi della crisi di credito. L’indice ISM manifatturiero è calato al livello di 43,5, minimo da ottobre 2001, da 49,9 in agosto. Un valore di 50 dell’indice segna lo spartiacque tra espansione e contrazione. La crisi dell’immobiliare si è già estesa alle auto ed altri settori possono seguire dopo che i crescenti pignoramenti immobiliari, più stretti standard creditizi e la crescente disoccupazione stanno comprimendo la spesa dei consumatori. Mentre finora le esportazioni hanno sorretto la manifattura, l’indebolimento delle economie partner degli Stati Uniti è destinato a pesare sul comparto.

A livello disaggregato, la componente dell’indice ISM riferita ai nuovi ordini è crollata a 38,8, minimo dal 2001, da 48,3 di agosto. L’indice di produzione cede da 52,1 a 40,8. Ma è soprattutto l’indice dei prezzi pagati a fare segnare un vero e proprio crollo, passando da 77 a 53,5, minimo da gennaio 2007. Un arretramento da imputare soprattutto al brusco ridimensionamento delle quotazioni del greggio. L’indice dell’occupazione cala a 41,8, da 49,7 in agosto.

L’indebolimento della spesa dei consumatori induce le aziende a tagliare investimenti e assunzioni, ed il deterioramento del mercato del lavoro retroagisce anche sui consumi meno discrezionali.

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