Cina – La crescita rallenta

L’economia cinese, il maggior contributore alla crescita globale, si è espansa nel terzo trimestre al passo più lento da cinque anni, dopo che la crisi finanziaria ha tagliato la domanda per l’export. Il prodotto interno lordo è cresciuto del 9 per cento tendenziale, a fronte di un più 10,1 per cento del secondo trimestre e di stime di consenso che ipotizzavano una crescita del 9,7 per cento. Si tratta del quinto trimestre consecutivo di crescita in rallentamento, e potrebbe esacerbare i cali nei prezzi di ferro, rame, e petrolio, frenando la domanda di export interna all’Asia, dove le economie stanno già contraendosi.

Il governo di Pechino ha annunciato ieri un’accresciuta spesa per infrastrutture e tagli d’imposta per gli esportatori, mentre la banca centrale potrebbe tagliare i tassi per la terza volta quest’anno.  In settembre l’inflazione cinese è rallentata al 4,6 per cento, il passo più lento da giugno 2007, sul raffreddamento dei prezzi delle materie prime.

La crescita del pil cinese nel terzo trimestre è stata la più debole dallo scoppio della SARS, nel secondo trimestre 2003. Il contributo del commercio estero alla crescita si è dimezzato nei primi 9 mesi rispetto all’anno precedente. Tra gli altri dati, la produzione industriale è cresciuta in settembre dell’11,4 per cento, il passo più lento da oltre sei anni, per effetto dell’indebolimento degli ordini all’export e delle chiusure di impianti per ridurre l’inquinamento durante i Giochi Olimpici. La crescita nell’investimento fisso urbano nei primi nove mesi del 2008 è accelerata al 27,6 per cento, da 27,4 per cento di agosto. Le infrastrutture ferroviarie ed il programma di ricostruzione post-terremoto sono destinati a sostenere il passo dell’investimento.

Le vendite al dettaglio sono cresciute in settembre del 23,2 per cento, prossime al passo più rapido degli ultimi nove anni, mentre i prezzi alla produzione, nello stesso mese, hanno rallentato la propria corsa al 9,1 per cento tendenziale, da 10,1 per cento di agosto. Il reddito disponibile per le aree urbane nei primi nove mesi dell’anno è cresciuto del 14,7 per cento, a 11.865 yuan (circa 1740 dollari), mentre il reddito delle aree rurali è cresciuto del 19,6 per cento, a 3971 yuan. Si tratta di un passo verso la riduzione della diseguaglianza reddituale tra città e campagne, che rappresenta il maggiore rischio per la stabilità politica e sociale del paese. I dati sono naturalmente espressi in valore nominale, e sono quindi gonfiati dall’inflazione.

La banca centrale, dalla metà di luglio, ha frenato la tendenza all’apprezzamento dello yuan, nel tentativo di proteggere l’occupazione nelle imprese esportatrici. Secondo alcune analisi, la crescita dell’export cinese potrebbe crollare quest’anno dal 22 per cento registrato nei primi nove mesi dell’anno, a zero o anche ad un valore negativo. Oltre al peggioramento delle prospettive per l’export, la debolezza nel mercato immobiliare rappresenta una minaccia per la quarta economia mondiale: nei primi otto mesi del 2008 le vendite di case in volume sono crollati del 55,5 per cento a Pechino e del 38,5 per cento a Shanghai, secondo dati dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. Il Consiglio di Stato ha comunicato che aumenterà l’offerta di abitazioni a basso costo e ridurrà i costi delle transazioni immobiliari.

La situazione di avanzo di bilancio e la presenza di riserve valutarie al record mondiale di 1900 miliardi di dollari consentiranno poi alla Cina di spingere la spesa pubblica, contribuendo all’evoluzione del modello di sviluppo, da uno centrato sull’export ad uno a maggiore incidenza di consumi ed investimenti.

WSJ – Economists React

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