General Motors, tempo scaduto?

General Motors, che sta bruciando sempre più cassa all’accentuarsi del calo delle proprie vendite, sta inesorabilmente approssimandosi al fallimento, mentre attende di sapere se il settore auto riuscirà ad ottenere nuovi prestiti governativi. Venerdì 7 novembre GM ha riportato una perdita di 2,5 miliardi di dollari, o 4,45 dollari ad azione, segnalando disponibilità liquide al 30 settembre per 16,2 miliardi di dollari, contro i 21 miliardi alla fine di giugno, ed un fabbisogno mensile di 11 miliardi di dollari. Secondo gli analisti del settore, solo l’intervento pubblico può ormai impedire il collasso del più grande costruttore statunitense, le cui azioni ieri hanno toccato il minimo da 64 anni. La stessa riorganizzazione societaria secondo i dettami del Chapter 11 potrebbe non esser praticabile, a causa della stretta creditizia in corso, anche dato il grave squilibrio di redditività operativa. La prospettiva di una liquidazione forzata aumenta la posta in gioco del finanziamento federale, dopo che il 7 novembre l’azienda ha dichiarato che potrebbe esaurire la liquidità operativa entro fine dicembre.

In questi mesi, quindi, il quadro congiunturale ed operativo che l’azienda fronteggia è significativamente peggiorato, vanificando gli sforzi di generazione di liquidità, che rappresenta condizione imprescindibile per la sopravvivenza della società. Per questo la procedura di amministrazione controllata del Chapter 11 non risolverebbe il problema immediato della liquidità, come confermato nei giorni scorsi anche da un portavoce di GM, che ha aggiunto che la procedura concorsuale finirebbe col creare più problemi di quanti non ne risolva. Le vendite di GM negli Stati Uniti, che sono diminuite del 21 per cento lo scorso trimestre, e del 45 per cento nel mese di ottobre, sarebbero “devastate” dall’amministrazione straordinaria, ha detto lo scorso 7 novembre Rick Wagoner, Chief Executive Officer della compagnia.

GM sta tagliando posti di lavoro e chiudendo impianti dopo aver accumulato perdite per quasi 73 miliardi di dollari dal 2004. Wagoner ha esplicitamente dichiarato che l’azienda necessita di un pacchetto di aiuti prima dell’entrata in carica del presidente eletto, Barack Obama, che avverrà il prossimo 20 gennaio. Domenica si è tenuto l’incontro alla Casa Bianca tra Bush e Obama, dal quale sarebbe giunta conferma circa la contrarietà dell’attuale presidente a concedere aiuti al settore delle auto utilizzando i fondi previsti dal pacchetto di 700 miliardi di dollari previsto dall’Emergency Economic Stabillization Act, come invece richiesto dalla Speaker della Camera, Nancy Pelosi, e dal leader della  maggioranza democratica al Senato, Harry Reid. Gli investitori hanno accentuato il proprio pessimismo, e hanno portato il titolo al nuovo minimo dal 1949. Lunedì si è poi avuta la presa di posizione dell’analista di Deutsche Bank, Rod Lache, cha ha affermato che il prezzo-obiettivo di GM è zero.

General Motors, Ford e Chrysler hanno richiesto aiuti per 50 miliardi di dollari per affrontare il peggior mercato dell’auto da 17 anni, in aggiunta ai 25 miliardi già ottenuti a settembre per contribuire a riconvertire gli impianti e renderli idonei alla produzione di veicoli a maggiore efficienza energetica.

Al Congresso vi è crescente sostegno all’idea dell’erogazione di aiuti, anche se il punto centrale resta l’esecuzione del piano, ed a quale costo per azionisti e creditori. La maggioranza Democratica al Congresso si è già detta pronta a modificare la fraseologia della legge che istituisce il salvataggio delle istituzioni finanziarie, per aggirare la motivazione ufficiale del rifiuto di Paulson ad utilizzare quei fondi, la loro destinazione esclusiva al settore finanziario. Resta la possibilità che tali modifiche vengano realizzate in tempo per la sessione parlamentare della prossima settimana. Il fallimento di GM, nell’ipotesi di arresto della sua produzione, sarebbe un evento catastrofico, con la perdita di 2,5 milioni di posti di lavoro, diretto e nell’indotto, e costerebbe un punto pieno di prodotto interno lordo. Elevata è infatti la connessione sistemica tra GM, Ford e Chrylser, ed i fornitori. A questo riguardo, ieri GM ha ammonito che Delphi, il suo maggiore fornitore, potrebbe non essere in grado di uscire dalla procedura di amministrazione controllata in cui si trova da qualche anno.

Alle criticità legate alla distruzione di cassa ed alla redditività operativa si aggiunge poi il problema della disponibilità di credito per le imprese che si trovano in Chapter 11: i cosiddetti “debtor-in-possession loans”, finanziamenti erogati alle imprese in amministrazione straordinaria e che vengono rimborsati al termine della procedura, sono stati di fatto azzerati dalle banche, in conseguenza della stretta creditizia. Anche per questo motivo, il rischio che corrono le imprese in crisi di liquidità e con redditività operativa negativa è quello di non poter accedere al Chapter 11, bensì di non avere alternative al Chapter 7, la messa in liquidazione della società.

Ford ha riportato nel terzo trimestre una perdita di 129 milioni di dollari, ma ben 3 miliardi di perdite operative da gestione caratteristica. La società ha bruciato 7,7 miliardi di dollari nel trimestre, ad una velocità nettamente superiore alle stime più pessimistiche degli analisti. La casa di Dearborn ha annunciato misure di rafforzamento della posizione di liquidità, che dovrebbe situarsi tra i 14 ed i 17 miliardi di dollari nel 2010, da ottenere attraverso tagli di personale, riduzione di benefit, minori investimenti, disinvestimento di attività non-core e accesso a nuove fonti di finanziamento, anche pubbliche.

Sia GM che Ford hanno un patrimonio netto negativo: la prima per ben 57 miliardi di dollari (su attivi pari a 136 miliardi), la seconda per 1,7 miliardi su attivi pari a 265 miliardi di dollari. Da tale dato emerge l’assoluta criticità della condizione di GM.

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