Stati Uniti – Forte distruzione di occupazione

I datori di lavoro statunitensi in novembre hanno eliminato posti di lavoro al passo più rapido da 34 anni, mentre il tasso di disoccupazione è balzato al massimo dal 1993. Il numero di impieghi nel settore non agricolo si è ridotto di 533.000 unità, maggior perdita mensile da dicembre 1974, dopo il calo di 320.000 posti in ottobre, rivisto in peggioramento dalla stima iniziale di 240.000 posti eliminati. Il tasso di disoccupazione è salito al 6,7 per cento. Le stime di consenso ipotizzavano una distruzione di 335.000 impieghi ed un tasso di disoccupazione del 6,8 per cento. Il numero di occupati è atteso in ulteriore contrazione il prossimo anno, per effetto dell’aggravarsi della crisi di credito. Il presidente-eletto, Barack Obama, ha annunciato la scorsa settimana un piano per “salvare” (formulazione piuttosto ambigua e di misurazione problematica) o creare 2,5 milioni di impieghi nei prossimi due anni. I primi commenti degli analisti parlano di un mercato del lavoro in novembre che si è “ribaltato”.

Le revisioni per il mese di settembre ed ottobre hanno aumentato le perdite di occupazione di 199.000 posti. L’undicesimo calo mensile consecutivo nel numero di occupati porta il numero di impieghi persi nel 2008 a 1,91 milioni, ma il dato più drammatico è che solo negli ultimi tre mesi sono stati cancellati 1,25 milioni di posti.  Gli impieghi di fabbrica si riducono di 85.000 unità, contro una stima di 100.000. Il ritorno al lavoro dei tecnici di Boeing dopo lo sciopero ha contribuito a contenere la perdita di occupazione. Il calo di impieghi nella manifattura include 13.100 posti cancellati nel settore auto e parti di ricambio. La crisi dell’immobiliare continua a colpire pesantemente l’occupazione nel settore delle costruzioni, che perde altri 82.00o posti dopo i 64.000 cancellati  in ottobre. L’occupazione nel settore finanziario è diminuita di 32.000 unità, dopo la perdita di 31.000 posti del mese precedente.

Il settore dei servizi, che include banche, assicurazioni, ristoranti e dettaglianti ha sottratto ben 370.000 posti, dopo i 153.000 persi in ottobre. In dettaglio, il settore dei servizi alle imprese, categoria che include i lavoratori temporanei, ha eliminato 136.000 impieghi, mentre gli occupati nel commercio al dettaglio sono calati di altre 91.300 unità, dopo i 62.200 posti persi in ottobre. Il settore dell’istruzione e dei servizi sanitari ha creato 52.000 nuovi impieghi netti, mentre il settore pubblico ha creato 7.000 nuovi posti.

La scomposizione del dato di disoccupazione mostra che l’incremento è totalmente da ascrivere al gruppo di quanti hanno perso il lavoro: questa componente, infatti, passa dal 3,7 al 3,9 per cento del dato totale. Inoltre, il tasso di partecipazione alla forza-lavoro scende dal 66,1 al 65,8 per cento, ed il tasso di occupazione cala dal 61,8 al 61,4 per cento. Di rilevo (negativo) il fatto che il numero di persone non nella forza-lavoro (componente che potrebbe essere riferita a quanti escono dalle liste di disoccupazione e/o hanno smesso di cercare attivamente lavoro) aumenta di ben 700.000 unità.

La settimana lavorativa media si è accorciata a 33,5 ore, il minimo dall’inizio delle rilevazioni di questa serie storica, nel 1964, da 33,6 di ottobre. Il numero di ore medie settimanali dei lavoratori di produzione è diminuito da 40,5 a 40,3, mentre le ore straordinarie sono diminuite a 3,3 ore da 3,5 ore. I salari orari medi sono aumentati dello 0,4 per cento mensile e del 3,7 per cento annuale. Questi dati sono migliori delle stime di consenso, poste rispettivamente a più 0,2 e più 3,4 per cento. In questo contesto, “migliore” va inteso nel senso che con un’inflazione in rapido calo, i salari reali sono tornati positivi.

Su base trimestrale, la perdita di posti di lavoro è all’incirca equivalente a quanto registrato durante la recessione del 1974-75, ma corretto per la crescita della popolazione è uguale alla recessione 1981-82. Il forte peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro si riscontra anche dal totale delle ore lavorate, in calo dello 0,9 per cento mensile e del 6,1 per cento su base trimestrale annualizzata. Il dato sull’occupazione mette pressione al ribasso alla stima di una contrazione del 4 per cento del Pil nel quarto trimestre, ma per avere riscoontri più precisi occorrerà attendere il dato sulla bilancia commerciale, la prossima settimana.

Riguardo i riflessi di tale dato sulle decisioni della Fed, la probabilità di un taglio dei Fed Funds a zero nel meeting del 16 dicembre è destinata ad aumentare.

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