Grecia, cresce la pressione

Venerdì 12 dicembre Moody’s ha annunciato di aver cambiato l’outlook del rating di forza finanziaria bancaria (BFSR) sulle quattro principali banche greche: National Bank of Greece, EFG Eurobank, Alpha Bank e Piraeus Bank. Questa mossa fa seguito alla decisione, presa alcuni giorni fa da EFG Eurobank e Piraeus Bank, di aderire al programma governativo di salvataggio bancario, che prevede risorse pari a 12 per cento del Pil, da attuare attraverso sottoscrizione di azioni privilegiate, garanzie su emissione di debito, e supporto di liquidità. La decisione delle due banche porta a sei il totale degli istituti greci che hanno deciso di trovare riparo nello schema governativo. Alle quattro sopra citate si aggiungono due istituti minori, ATEbank e Proton Bank. Nelle ultime settimane si è assistito ad un progressivo e vistoso allargamento dei differenziali di rendimento dei titoli di stato greci rispetto a quelli tedeschi, in parallelo all’allargamento del credit default swap su debito sovrano.

Il titolo di stato decennale greco rendeva, lunedì 15 dicembre, il 5,36 per cento, contro il 3,23 per cento del Bund di pari scadenza (da ottobre il differenziale è più che raddoppiato), mentre il CDS quinquennale del paese era a 240 punti base, a fronte dei 175 dell’Italia e dei 48 della Germania. Le criticità della Grecia possono essere riassunte nella crescente difficoltà a finanziarsi sui mercati internazionali, in presenza di un deficit delle partite correnti pari a ben il 15 per cento del Pil. I maggiori rendimenti richiesti dai mercati internazionali per sottoscrivere titoli del debito pubblico greco (pari a poco più del 90 per cento del Pil), inoltre, causano pressione addizionale sul profilo creditizio del paese.

Parte del recente aumento del debito esterno della Grecia deriva dal forte aumento di investimento domestico, non compensato da equivalente risparmio, soprattutto quello delle famiglie, che è rimasto stagnante. Dopo l’ingresso nell’Euro, anche la Grecia ha beneficiato di tassi reali negativi, che hanno alimentato la domanda di immobili residenziali come “bene rifugio” per tutelarsi da rendimenti reali negativi sui depositi bancari. Il risparmio del settore delle imprese, per contro, è sempre stato su livelli ampi, grazie alla forte redditività del settore finanziario e dei trasporti marittimi, altra fondamentale industria domestica. Sfortunatamente, il governo greco ha perseguito politiche fiscali espansive, che hanno impedito al paese di riportare i conti pubblici entro i sentieri previsti dalla Commissione Europea, in linea con i parametri di Maastricht. A ciò si è aggiunto, lo scorso anno, lo scandalo degli errori nella contabilità pubblica e nel sistema statistico nazionale, che hanno costretto ad una revisione al rialzo del dato sul deficit (3,5 per cento del Pil a fine 2007), suscitando la forte irritazione dell’Unione Europea.

A fronte di un ulteriore deterioramento dei conti pubblici, acuito dalla crisi dell’industria delle spedizioni e da quella finanziaria, il governo ha deciso a settembre una manovra di stretta fiscale molto intempestiva (perché giunta nel mezzo di una recessione) pari allo 0,75 per cento del Pil. Anche questa manovra ha contribuito alle crescenti tensioni sociali culminate, la settimana scorsa, nell’uccisione di un quindicenne ad opera della polizia durante disordini ad Atene. Di fatto, il paese si trova in una crisi fiscale manifesta, non può spendere per stimolare l’economia, i creditori internazionali sono sempre più sospettosi circa la solvibilità prospettica dei conti pubblici, ed il settore privato sta venendo quindi colpito dalla difficoltà a rifinanziare il proprio debito estero, in un quadro di stretta creditizia globale. Inoltre, i conti pubblici sono minati dalla perdurante incapacità a riformare il sistema delle pensioni, che è stimato giungere al collasso per insostenibilità entro i prossimi 15 anni. Il governo greco non ha provveduto ad una necessaria stretta fiscale negli scorsi anni, quando il Pil era in crescita sostenuta, ed ora si trova quindi a dover fronteggiare un evidente deterioramento del proprio profilo creditizio, che sarà esacerbato dalla velocità di caduta dei livelli di attività economica, soprattutto nel settore delle costruzioni e della cantieristica navale.

Le prossime settimane si annunciano molto difficili per la Grecia e altrettanto importanti per l’architettura europea, su cui si stanno abbattendo i colpi di un crescente numero di paesi membri in condizioni di forte disagio macroeconomico e creditizio.

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