R.I.P. Nortel: da 400 miliardi a zero in 8 anni

La società canadese Nortel ha richiesto l’amministrazione controllata per buona parte delle proprie controllate americane il giorno prima del pagamento di una cedola da 107 milioni di dollari.
La società, che produce componenti di infrastrutture per telecomunicazioni, era una delle beniamine globali ai tempi delle dot com: nella metà 2000 la capitalizzazione di borsa era arrivata a 360 miliardi di dollari canadesi, equivalente al 35 per cento del listino di Toronto. Ieri era di 190 milioni.


La società spera di poter salvare almeno le proprie sussidiarie asiatiche, latino-americane ed il business delle forniture ad enti statali.

Si tratta di un altro nome illustre vittima della crisi del credito che cerca riparo nel Chapter 11, dopo l’irlandese Waterford Wedgwood, l’inglese Woolworths e la parte americana di LyondellBasell, erede di molti nomi storici della petrolchimica europea ed americana; al contrario dei casi precedenti, affondati dalla mole eccessiva di debito accumulata da capitalisti con poco capitale, la società canadese è crollata per ragioni industriali: rimasta indietro sulla concorrenza , è divenuto un competitore marginale, destinato ad essere spazzato via dalla prima contrazione ciclica.
Come dice il proverbio “Quello che non scoprono gli analisti lo scoprono le recessioni”

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