Italia? Islanda? No, Irlanda

Di recente un nuovo acronimo si è fatto strada nel mondo dei mercati del reddito fisso : PIGS, ossia “Maiali” in inglese. E’ la sigla che racchiudeva, sino ad oggi, Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, le tre nazioni europee considerate a maggior rischi di declassamento del debito.
Il tanto vituperato Belpaese ha invece visto il proprio rating affermato da S&P, al contrario degli altri membri dell’infelice club, colpiti ancora più duramente di noi dallo scoppio delle bolle che ne avevano gonfiato la crescita negli ultimi anni.
Urge, quindi, una nuova lettera “I”. La Repubblica d’Irlanda ne ha fornito l’occasione con il salvataggio di Anglo Irish, che ha esposto l’estensione della crisi che attanaglia la piccola nazione celtica. Una crisi talmente grave da evocare lo spettro di un’altra I: l’Islanda, collassata sotto il peso di un settore finanziario drogato all’estremo da garanzie statali implicite quanto insostenibili.

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E se guarderai a lungo nell’abisso, anche l’abisso vorrà guardare in te

Citigroup ha chiuso la giornata di ieri con una capitalizzazione di 21 miliardi di dollari, a fronte di un bilancio misurabile in 2500 miliardi. In altri termini, Citigroup è fallita, dopo settimane trascorse tra futili tentativi di rianimazione con fondi pubblici ed il patologico denial di Vikram Pandit a realizzare che il behemot finanziario globale forgiato da Sandy Weill e Chuck Prince era spacciato.  Non ci sarà tempo per procedere al piano di breakup. Durante il weekend arriverà la nazionalizzazione? In quel caso tutti gli azionisti, ordinari e privilegiati, dovranno essere spazzati via.

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