Regno Unito verso la nazionalizzazione del sistema finanziario

Il governo del primo ministro Gordon Brown ha ulteriormente stretto la propria presa sul sistema finanziario britannico, garantendo gli attivi tossici e conferendo alla Bank of England il potere senza precedenti di acquistare titoli a fermo. Il piano aumenterà il costo del salvataggio del sistema bancario britannico di almeno 100 miliardi di sterline. Il governo ha deciso di aumentare la propria partecipazione in Royal Bank of Scotland dal 50 a circa il 70 per cento, attraverso la conversione delle azioni privilegiate sottoscritte in ottobre, ed ha comunicato di voler utilizzare Northern Rock per spingere il credito ipotecario. Il governo richiederà ai destinatari degli aiuti di sottoscrivere “specifici e quantificati” accordi a prestare (in pratica, un target numerico di aumento del credito), come ribadito anche dal Cancelliere dello Scacchiere, Alistair Darling, nel tentativo di contrastare la gelata del mercato creditizio. L’economia britannica è attesa contrarsi del 2,7 per cento quest’anno, secondo le ultime stime di consenso, il peggior risultato dal 1946, ed i prezzi delle abitazioni dovrebbero calare del 22 per cento nei prossimi 18 mesi.

Secondo il piano di assicurazione di Darling, il governo applicherà una commissione per garantire circa il 90 per cento delle perdite potenziali delle banche su attivi che potrebbero ulteriormente eroderne il capitale, e lo farà estendendo il Credit Guarantee Scheme lanciato in ottobre, con una dotazione iniziale di 250 miliardi di sterline. Il programma consente alle banche di di emettere obbligazioni garantite dal governo, e durerà fino alla fine dell’anno anziché scadere il 9 aprile come originariamente previsto. Gordon Brown ha criticato le banche per non aver aumentato il credito anche dopo aver ricevuto una linea di credito e 37 miliardi di sterline di nuovo capitale, durante il salvataggio dello scorso autunno che ha portato alla nazionalizzazione di Royal Bank of Scotland ed all’assunzione di robuste partecipazioni nel Lloyds Banking Group, che aveva acquisito HBOS.

Le banche non hanno risposto neppure al taglio dei tassi ufficiali da parte della Bank of England, che il mese scorso ha portato il benchmark di riferimento all’1,5 per cento, minimo dalla sua fondazione, nel 1694, e questa rappresenta un’utile indicazione per quanti quotidianamente invocano tagli aggressivi da parte della Banca Centrale Europea, ostinandosi a considerarli la soluzione a tutti i problemi del sistema finanziario. Con l’approssimarsi dei tassi a zero, la banca centrale sarà autorizzata ad immettere liquidità nelle istituzioni finanziarie, comprandone gli attivi. La manovra, tuttavia, non consentirà ancora alla banca centrale di aumentare l’offerta di moneta, come invece attuato di recente dalla Federal Reserve per combattere il rischio di deflazione, perchè gli acquisti sono finanziati con vendita di titoli.

La Bank of England comprerà obbligazioni societarie, carta commerciale e prestiti sindacati. Il governo, inoltre, con l’entrata in vigore del nuovo programma di garanzie pubbliche, cesserà alla fine di questo mese Special Liquidity Scheme della banca centrale. Tra le altre misure, il governo ha ordinato a Northern Rock, il prestatore ipotecario nazionalizzato a febbraio 2008, di rallentare il piano di rimborso dei prestiti pubblici, in modo da continuare ad originare mutui. Prima dell’annuncio di oggi Northern Rock aveva perseguito una strategia di progressiva riduzione del volume di credito ipotecario erogato. Al contempo, la Financial Services Authority, il regolatore britannico, ha ridotto il livello di capitale minimo di cui devono disporre le banche che intendono accedere ai fondi pubblici di salvataggio: il Tier 1 minimo passerà dall’8 per cento ad un valore compreso tra il 6 e il 7 per cento.

Nel complesso, l’insieme delle misure adottate pare essere soprattutto un passo intermedio sulla strada della completa nazionalizzazione del sistema finanziario britannico, come mostra la conversione in ordinarie delle azioni privilegiate detenute dal governo in Royal Bank of Scotland. Tale conversione è offerta in opzione agli azionisti ordinari esistenti: poiché difficilmente i medesimi saranno in grado di partecipare (conferendo mezzi freschi), l’effetto finale sarà una loro pesantissima diluizione, già scontata dalle quotazioni di borsa odierne. L’effetto collaterale di tale conversione sarà soprattutto quello di generare un risparmio annuo di 600 milioni di sterline di dividendi in precedenza corrisposti al Tesoro, che potranno venire dirottati a nuovi prestiti per un volume pari fino a dieci volte tale importo.

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