Stati Uniti – Continua la distruzione di occupazione

Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è cresciuto in gennaio al 7,6 per cento dal 7,2 per cento di dicembre, massimo dal 1992, ed il numero di occupati nel settore non agricolo è diminuito di 598.000 unità, maggior calo mensile dal 1974, dopo la riduzione di 577.000 impieghi nel mese precedente. Per effetto delle revisioni del bimestre precedente, il numero di occupati è diminuito di ulteriori 66.000 unità. Dall’inizio della recessione, datato dal National Bureau of Economics Research al dicembre 2007, l’economia ha perso 3,57 milioni di posti di lavoro, maggior distruzione di occupazione in ogni recessione dal Dopoguerra. Le perdite di impieghi di gennaio segnano per la prima volta, dall’inizio delle rilevazioni di questa serie storica, un calo superiore a 500.000 unità per tre mesi consecutivi. Le stime di consenso ipotizzavano una riduzione di 540.000 unità, mentre il tasso di disoccupazione era previsto assestarsi al 7,5 per cento.

Gli impieghi in manifattura sono diminuiti di ben 207.000 unità, maggior calo da ottobre 1982, dopo la distruzione di 162.000 in dicembre, e stime di consenso poste a meno 145.000. Tale dato include una perdita di 31.300 impieghi nel settore auto e componenti. Il settore delle costruzioni ha perso 110.000 impieghi netti, dopo gli 86.000 distrutti in dicembre. Il settore dei servizi, che include banche, assicurazioni, ristorazioni e commercio al dettaglio ha sottratto 279.000 impieghi, dopo i 327.000 perduti il mese precedente. L’occupazione nel settore retail è calata di 45.100 unità, dopo le 82.700 perse in dicembre. Buste paga ridotte di 42.000 unità nel settore finanziario dopo le 27.000 perse a dicembre. Il settore pubblico ha aggiunto 6000 impieghi netti, ma anche l’occupazione governativa è a rischio: il servizio postale pianifica una riduzione di occupati attraverso prepensionamenti, ed ha chiesto al Congresso l’autorizzazione a ridurre la frequenza di recapito (oggi a sei giorni la settimana) per ridurre i costi.

La settimana lavorativa media è rimasta in gennaio stabile a 33,3 ore, mentre l’orario medio settimanale dei lavoratori di produzione è sceso da 39,9 a 39,8 ore, con flessione del ricorso agli straordinari da 3 a 2,9 ore settimanali. I salari orari medi sono aumentati dello 0,3 per cento mensile e del 3,9 per cento annuale, meglio delle attese.

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