Speculatori al muro anche in Inghilterra?

Vi sembra intelligente una proposta per cui  la vostra assicurazione potrebbe vendervi una polizza contro incendio e furto solo dopo aver dimostrato di avere già acquistato un’altra automobile identica alla vostra? E’ la nuova idea di Gordon Brown e di alcuni congressmen americani.

Il nuovo piano del governo laburista inglese per fermare la discesa dei corsi di Borsa è semplice: obbligare chiunque decida di andare corto su un titolo a dichiararlo preventivamente. A quando la fucilazione per gli speculatori?

Il piano è  soltanto marginalmente meno demenziale a quello previsto per i CDS da una proposta di legge presentata al Congresso USA, secondo la quale non si potrebbe comprare protezione tramite CDS se non in possesso di attività rischiose dello stesso emittente su cui si compra protezione. Entrambi i progetti si limitano  a nascondere la realtà sotto una coltre fumogena.

Uno della miriade di problemi tecnici è infatti simile per i due mercati. Buona parte dei volumi  scambiati quotidianamente è infatti sugli indici di settore. La procedura per mantenere il valore dell’indice pari alla somma delle proprie componenti è un tipo di arbitraggio relativamente semplice: si compra un paniere identico all’indice e si vende l’indice, nel caso quest’ultimo sia più costoso della somma delle parti; si vendono allo scoperto azioni (o CDS, o bond). Il meccanismo è benefico all’intero mercato, perché garantisce che ogni notizia sui singoli titoli si rifletta sull’indice e viceversa che si possano eseguire operazioni per esprimere una opinione sul mercato in generale senza essere costretti  a comprare  individualmente ogni azione. Come faranno i market maker, che quotano gli indici, a gestire la propria esposizione su tale prodotto, se viene loro vietato ? Come farebbero anche i fondi comuni ed i fondi pensione, nel caso volessero tutelare gli investimenti  dei risparmiatori comprando protezione su uno strumento che non li convince più?

Il problema è di natura ancora più generale:  si sostiene che gli speculatori sarebebro geni della finanza, animati da intenti egoistici e malvagi e dediti a speculare sul fallimento di aziende in crisi per poi, presumibilmente, riacquistarle una volta sull’orlo del fallimento o peggio.  Dico presumibilmente, perché mancano disamine del comportamento dotate di una qualche sistematicità.

Questo punto di vista tuttavia  si basa contemporaneamente su due tesi incoerenti fra loro:  se gli speculatori sono geni del male, perché dovrebbero andare corti di aziende fondamentalmente sane, invece di concentrarsi sulla demolizione sistematica di quelle che effettivamente in crisi per motivi fondamentali? In questo caso, starebbero facendo opera meritoria,  costringendo le aziende meno efficienti a ristrutturarsi  o lasciando più spazio a quelle sane per competere. Fra l’altro,  sì, non generare cassa è una grave pecca, non importa quanti dipendenti si assumano, quanti utili puramente contabili si facciano o quanto glamour sia  l’attività in cui si è impegnati.

Nel caso invece non fossero  così intelligenti, ma andassero controvento, perché dovremmo preoccuparci? Il tempo e investitori più intelligenti di loro ne farebbero  giustizia molto rapidamente.

La realtà è che alcuni regolatori e qualche legislatore sono in preda al panico e  vogliono mettere la testa nella sabbia. Accusare   gli speculatori assolve due obbiettivi fondamentali:  si trova un utile capro espiatorio per la folla assetata di  vendetta, eliminando proprio coloro che hanno la sgradevole abitudine di affermare che il re è nudo.  I nostri politici se ne accorgeranno solo quando il Re sarà fallito.

U.K. Plan for Bears: Disclose All Bets – WSJ.com.

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