Le obbligazioni bancarie subordinate: un primer – 2

Nel primo post di quella che vuole essere una piccola guida per non perdersi nella giungla delle obbligazioni subordinate bancarie abbiamo introdotto alcuni concetti di base che proviamo a ricapitolare:

  • Natura ibrida delle obbligazioni bancarie subordinate: pur essendo formalmente debito, in presenza di determinate circostante la natura di questi strumenti puo’ mutare, andando ad avvicinarsi a quella tipica degli strumenti di capitale su cui potenzialmente possono scaricarsi parte delle perdite dell’emittente;
  • Esistenza di due principali tipologie di rischio, extension risk e rinvio/cancellazione cedola;
  • Grossa incertezza sul trattamento di questi strumenti in caso dovessero concretizzarsi forme di nazionalizzazione di istituzioni finanziarie;

A questo punto può esser opportuno fornire, senza alcuna pretesa di esaustività, una breve e sintetica rassegna delle principali caratteristiche tecniche dei vari strumenti.

Le passività di una banca, sono normalmente divisi su diversi livelli, o tier. Procediamo dall’alto verso il basso seguendo un ordine crescente di “rischiosità” e di “subordinazione” e per metter dei paletti ipotizziamo che il nostro limite superiore sia dato dai depositi ( passività che non rientrano in questa analisi), mentre nell’estremità inferiore troviamo le azioni ordinarie.

Sulle caratteristiche di questi due estremi non si discute essendo una la forma più sicura di debito, l’altra la tipica forma con cui ci si assume rischio d’impresa; tutto quello che c’è nel mezzo ha in qualche modo un carattere ibrido che si accentua man mano che si scende nella struttura di capitale. Ovviamente anche in termini di rendimenti man mano che si scende verso il basso gli spread si fanno più generosi per compensare i maggiori rischi assunti da chi investe in questi strumenti.

Nella parte più alta di questo semplice schema troviamo il debito senior che ad esser precisi non dovrebbe nemmeno rientrare in questa discussione essendo semplicemente uno strumento di “funding” e non di “capitale”. Il debito senior è la forma tecnicamente più semplice di bond finanziario: questi titoli hanno una scadenza definita (sembrerebbe ovvio, ma scopriremo non esser sempre così), non hanno opzioni di rimborso anticipato e il pagamento delle cedole non può essere posticipato senza incorrere in un evento di default: come ricordato in un precedente post sono quindi titoli “binari”, l’emittente paga o non paga, “tertium non datur”.

Un gradino sotto i bond senior troviamo il Tier 3, il primo livello di subordinazione ma su cui non ci soffermiamo vista la scarsa diffusione di questi strumenti. Passiamo quindi direttamente ad analizzare le due classi di subordinazione che rappresentano il vero cuore del capitale subordinato delle banche: il Tier2 e il Tier1. A sua volta il microcosmo del Tier2 si scompone in Lower Tier 2 e Upper Tier 2: per quanto i nomi potrebbero trarre in inganno, i Lower sono “meno rischiosi” degli Upper Tier 2.

Lungo la discesa ci imbatteremo gradualmente nei rischi sopracitati: si inizia con l’extension risk per i Lower Tier 2 ma all’interno di una scadenza ultima comunque stabilita: con gli Upper tier 2 si passa al rischio di scadenza indefinita e al rischio che le cedole possano essere posticipate.

Con i Tier 1 si raggiunge il massimo grado di subordinazione di uno strumento di debito che arriva ad assumere caratteristiche simili a quelle di un’azione privilegiata; qui non solo c’è il rischio di durata infinita e di rinvio delle cedole, ma le cedole non pagate sono perse per sempre no essendo cumulative come invece accade negli Upper Tier 2. E’ tale la complessità legata alla struttura di questi titoli che appare necessario approfondire ulteriormente il tema andando a scavare ancora più a fondo nel tentativo di capire da cosa dipendono i livelli incredibili di spread a cui questi titoli sono scambiati sul mercato.

Annunci