Lo Zio Tim ha fatto il miracolo?

Le performance di Tim Geithner comincia a somigliare a quella di Ben Bernanke: il mercato s’impenna per un certo periodo e poi torna all’abituale depressione. Il periodo di rally si riduce sempre più ad ogni nuova  “soluzione ” annunciata, sino all’apatia. Questa volta però la piega degli eventi è lievemente sinistra.

Il nuovo stratagemma elaborato dal Segretario al Tesoro Usa mostra tutti i sintomi classici del buco nell’acqua à la Bernanke: l’indice sul credito sta ritornando rapidamente verso i livelli di chiusura precedenti all’annuncio e nemmeno l’azionario sembra passarsela troppo bene. Il piano comincia sempre più a non sembrare né nuovo, né particolarmente risolutivo; i dettagli  trapelati lo rendono simile ad un incrocio fra la mai abbastanza vituperata MLEC  e  la vecchia struttura di Fannie e Freddie:  perdite pubbliche, profitti privati.

L’unica novità è che l’azzardo morale sembra essere ancora più pronunciato che nelle proposte precedenti, visto che include un paio di scorciatoie per svalutare i titoli “tossici”, adesso ribattezzati “legacy loans” , facendo pagare il costo di tali svalutazioni al contribuente senza dare assolutamente nulla in cambio.  il piano Geithner permette infatti di godere di prestiti di fatto a fondo perduto,  con cui comprare asset tossici, pardon, legacy, dalle banche che li detengono a prezzi di carico ben superiori a quelli di mercato; tali prestiti sarebbero da ripagare esclusivamente con gli introiti delle attività acquistate  e con gli eventuali incassi in seguito ad una vendita sul mercato.  Nel caso non fossero profittevoli, le perdite andrebbero essenzialmente ad intaccare il pochissimo capitale versato nell’avvenutra dai fondi coinviolti, e per il resto si scaricherebbero sul Tesoro.

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