Tra le righe

Il prezioso Barry Ritholtz ci segnala che il dato di ieri sulle vendite di nuove abitazioni non era poi così entusiasmante, malgrado una stima di variazione mensile di più 4,7 per cento. O meglio, che nelle stime il dato puntuale non è esattamente tale, per definizione. Ecco svelato l’arcano, nelle parole del Census Bureau:

“Le vendite di nuove case unifamiliari a febbraio 2009 sono state al tasso annualizzato destagionalizzato di 337.000, secondo le stime rilasciate congiuntamente oggi dal U.S. Census Bureau a dal Department of Housing and Urban Development. Queste sono il 4,7 per cento (±18.3 per cento) sopra al tasso rivisto di gennaio di 322.000, ma il 41,1 per cento (±7.9 per cento) sotto la stima di 572.000 di febbraio 2008.”

Che tradotto, al netto dell’enorme margine di errore esistente sul dato mensile (ben il 18,3 per cento, in più o in meno), vuole dire che la variazione mensile di vendite di case nuove di febbraio si situa da qualche parte tra meno 13,6 per cento e più 23 per cento. Poiché la variazione zero è parte di questo intervallo di confidenza, si ricava che

«Il cambiamento non è statisticamente significativo, vale a dire è incerto se c’è stato un aumento o una diminuzione»

Tradotto ulteriormente, vuol dire che i dati mensili hanno troppo rumore statistico per essere presi sul serio. Aspettiamo a stappare lo champagne, allora.

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