Nessuna svolta per l’occupazione americana

Poiché in questi giorni di mercati euforici (non è ancora chiaro il motivo, a dire il vero: è auspicabile non sia per il mark-to-fantasy), ci si fa coraggio ripetendo davanti allo specchio che l’occupazione è un indicatore coincidente del ciclo economico (mentre la disoccupazione è più propriamente un lagging indicator), e quindi potremmo anche aver svoltato pur continuando a perdere impieghi, il dato di oggi sul mercato del lavoro americano in marzo dovrebbe essere accolto come un autoironico business as usual, per chi un business ce l’ha ancora. Ma sarebbe comunque un errore. In primo luogo perché perdere 5,3 milioni di occupati negli ultimi 12 mesi, di cui la metà circa negli ultimi quattro, non è un evento marginale. Si è soliti sostenere (con ragione) che i dati vanno rapportati al totale della forza lavoro: ebbene, anche con questa metrica non siamo messi benissimo. I 3,7 milioni di impieghi persi negli ultimi sei mesi sono pari al 2,7 per cento del totale degli occupati, il secondo peggior risultato in cinquant’anni.

Riguardo l’occupazione come indicatore coincidente, vi sono alcune sue componenti che in realtà tendono ad anticipare il ciclo, come il totale delle ore lavorate e i temporary help: purtroppo, sono entrambe in contrazione. L’indice delle ore lavorate, in particolare, è sceso a marzo al livello di 93,6, contro il valore di 100 al picco. Si tratta di un calo peggiore rispetto al 94,2 che l’indice ha toccato nel corso della recessione del 1981-82, e quasi in linea con il livello di 92,5 della recessione del 1974. Aggiungiamoci la lieve riduzione dei guadagni settimanali medi, e vediamo quanto difficile possa essere immaginare una qualche forma di trazione proveniente dai consumi delle famiglie. Se proprio vogliamo pensare positivo per la congiuntura, e quindi per l’occupazione (futura), possiamo considerare che l’imponente processo di destocking (cioè di svuotamento del magazzino) in atto, che nel breve porterà ad una ulteriore gelata della produzione industriale, finirà col migliorare il flusso di cassa delle imprese, e da quel punto il peggio potrebbe essere alle spalle. Sperando di non voltarsi e scoprire il deserto.

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