Regno Unito – Rischio disastro fiscale

Lo scorso 22 aprile il Cancelliere dello Scacchiere (equivalente al ministro del Tesoro), Alistair Darling, ha presentato il bilancio annuale britannico. Il Tesoro si attende una contrazione dell’economia del 3,5 per cento quest’anno ed un rimbalzo pari all’1,25 per cento nel 2010. Stima peraltro in contrasto con quella del Fondo Monetario Internazionale, che prevede per il 2009 una calo del Pil del 4,1 per cento e dello 0,4 per cento l’anno prossimo. Le nuove proiezioni del governo di Londra ipotizzano un deficit cumulativo di 703 miliardi di sterline nei cinque anni fiscali fino ad aprile 2014, rispetto ai 434 miliardi previsti in novembre. Il deficit di bilancio previsto per quest’anno, pari al 12,4 per cento del Pil, sarebbe il peggior risultato dei conti pubblici in tempo di pace da oltre un secolo.

Darling ha affermato che il governo laburista mira a sostenere imprese e cittadini a basso reddito, aumentando la pressione fiscale sui redditi più elevati, e conta di riuscire a dimezzare il deficit in cinque anni. Tra le misure fiscali previste per conseguire l’obiettivo vi è la crescita delle accise sui carburanti per i prossimi quattro anni ad un passo superiore a quello dell’inflazione, iniziando con un rialzo di 2 pence al litro da settembre di quest’anno. Le accise su alcolici e tabacco sono state aumentate del 2 per cento con decorrenza immediata. Nel 2009 il tentativo di contenimento del deficit avverrà soprattutto attraverso l’aumento delle accise (con un gettito di 6 miliardi di sterline), mentre 3,2 miliardi dovrebbero venire dall’inasprimento della tassazione sul reddito per quanti hanno un imponibile superiore alle 100.000 sterline. In particolare, i contribuenti con reddito annuo superiore a 150.000 sterline pagheranno il 50 per cento del proprio reddito in imposte (dal 40 per cento attuale), e perderanno i crediti d’imposta per i contributi pensionistici. La nuova aliquota massima è di cinque punti percentuali superiore a quanto ipotizzato in novembre, e verrà adottata con un anno di anticipo sul previsto. La decisione è per molti aspetti storica, perché cancella la decisione di Margaret Thatcher, assunta nel bilancio del 1988, di eliminare tutte le aliquote d’imposta superiori al 40 per cento e potrebbe contribuire, secondo alcune stime, alla perdita di 140.000 impieghi nel settore dei servizi finanziari, su un totale di circa un milione, oltre all’espatrio di circa 25.000 dei maggiori contribuenti del paese. Il governo ha offerto, come ulteriore misura di stimolo settoriale, un contributo rottamazione auto di 2000 sterline.

Dal versante della spesa sono previste correzioni ma solo a partire dal 2011, cioè dopo le elezioni generali, che dovranno tenersi entro il 3 giugno del prossimo anno. Gli interventi appaiono insufficienti, data la misura e la rapidità di deterioramento dei conti pubblici, e si sostanziano in una crescita reale annua della spesa corrente dello 0,7 per cento, rispetto all’1,2 per cento previsto a novembre. La spesa in conto capitale, in percentuale del Pil, dovrebbe per contro scendere dall’1,8 per cento inizialmente previsto all’1,25 per cento. Il governo ha poi deciso di procedere a stimare perdite potenziali sui salvataggi bancari comprese tra 20 e 50 miliardi di sterline, cioè fino al 3,5 per cento del Pil, dopo avere stanziato ad oggi circa 40 miliardi di sterline per acquisire quote di controllo in Royal Bank of Scotland e Lloyds Banking Group, ed impegnato centinaia di miliardi di sterline come passività contingenti (cioè la cui materializzazione appare aleatoria, per tempi ed entità) per garanzie e protezione dei depositi. A causa del forte aumento del deficit il Debt Management Office, l’agenzia governativa che gestisce lo stock del debito pubblico, prevede per quest’anno un collocamento record di 220 miliardi di sterline di titoli pubblici, il 50 per cento in più dello scorso anno. Sulla scorta di tali annunci, i rendimenti dei Gilt sono aumentati al massimo delle ultime due settimane, con un movimento di irripidimento della curva che mette a rischio il processo di easing quantitativo adottato dalla Bank of England, che sta acquistando a fermo titoli di stato a lunga scadenza, di fatto stampando moneta. Anche il cambio della sterlina ha subito un ulteriore deprezzamento, mentre gli analisti dell’agenzia Moody’s hanno osservato che le finanze pubbliche britanniche stanno deteriorandosi rapidamente, a causa di una combinazione di gettito fiscale in indebolimento e dell’accumulazione di attivi di pessima qualità e passività contingenti, a seguito di successivi salvataggi bancari. Questa condizione potrebbe mettere a rischio il mantenimento del rating sovrano, attualmente pari alla tripla A.

Il deficit previsto è il maggiore tra le economie del G20, pone un forte vincolo all’adozione di ulteriori misure di stimolo, oltre (come segnalato) a suscitare ovvie preoccupazioni per lo stato delle finanze pubbliche. Si tratta di un evidente fallimento di policy, soprattutto per l’incapacità mostrata dal governo britannico a gestire il bilancio pubblico in funzione anticiclica, cioè riportando i conti in equilibrio durante la fase espansiva precedente.

Il 24 aprile è stata pubblicata la stima preliminare del prodotto interno lordo britannico del primo trimestre 2009, che evidenzia la peggior contrazione da quando Margaret Thatcher salì al potere, nel 1979. Il Pil è diminuito dell’1,9 per cento rispetto agli ultimi tre mesi del 2008, a causa soprattutto del forte ridimensionamento della manifattura e dei servizi finanziari. Il dato è peggiore delle stime di consenso, che ipotizzavano un arretramento dell’1,5 per cento. Vale la pena ricordare che, secondo convenzione, la variazione trimestrale del Pil britannico (e dell’Area Euro) non è annualizzata, come invece avviene per quella degli Stati Uniti. Ciò significa che, omogeneizzando il criterio di calcolo del Pil a quello statunitense, la contrazione britannica è pari ad un pesante 7,8 per cento. L’aggravamento della recessione potrebbe causare il peggior arretramento dell’economia del Regno Unito dal 1931 ad oggi. Questa è inoltre la prima volta da quando è iniziata la rilevazione di questa serie storica, dopo la Seconda Guerra Mondiale, che il Pil britannico si riduce di oltre l’1 per cento per due trimestri consecutivi. Nel quarto trimestre 2008 il calo era stato dell’1,6 per cento.

La disoccupazione britannica è aumentata in marzo al maggior livello da quando il Labour ha preso il potere, nel 1997. Tuttavia la Bank of England afferma, nelle minute del comitato di politica monetaria dello scorso 9 aprile, che vi sono segni di rallentamento della contrazione economica.

Alla luce delle attuali condizioni congiunturali e di finanza pubblica, il Regno Unito appare come uno dei paesi più sofferenti per effetto della crisi, con un’economia basata prevalentemente sui servizi finanziari e sull’immobiliare (cioè sui settori al centro della bolla), un elevato indebitamento delle famiglie ed un preesistente, ampio squilibrio nei conti con l’estero. Per questo motivo, con la monetizzazione di parte del deficit ad opera della banca centrale, i conti pubblici in forte deterioramento, il correlato rischio di un declassamento del merito di credito ed una valuta sprovvista dello status di riserva internazionale, l’investimento nel paese presenta ad oggi un non trascurabile profilo di rischio.

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