Il futuro di GMAC

Gli esiti dello stress test condotto dal Tesoro degli Stati Uniti sulle holding bancarie con attivi superiori a 100 miliardi di dollari, comunicati giovedì 7 maggio, hanno evidenziato la condizione di particolare debolezza di GMAC. Mentre le grandi banche avrebbero bisogno di capitale aggiuntivo compreso tra zero e l’1,4 per cento in percentuale degli attivi ponderati per il rischio, GMAC, con 189 miliardi di dollari di attivi necessita di ben 11,5 miliardi di dollari di nuovo capitale, circa la metà dei suoi attuali mezzi propri. Ciò a causa di perdite attese nell’ordine di 9,2 miliardi di dollari nel biennio 2009-2010, sotto lo scenario più sfavorevole previsto dallo stress test, di cui ben 4 miliardi ricadono nella categoria “altro”, che comprende “altri prestiti a consumatori e non consumatori”.

La fragilità di GMAC risiede negli scarsi livelli di accantonamento a perdite ma soprattutto nella sostanziale assenza di linee di business profittevoli, a differenza delle altre holding bancarie. Ciò determina, nell’attuale congiuntura, la progressiva erosione dei mezzi propri della società, malgrado dati del primo trimestre apparentemente confortanti (liquidità a 13,3 miliardi di dollari, capitale azionario ordinario a 15,7 miliardi, un quoziente di tangible common equity su tangible assets dell’8 per cento). GMAC dovrà quindi presentare entro l’8 giugno un piano che indichi come raccogliere gli 11,5 miliardi di dollari.

Per quasi 90 anni della propria storia, GMAC è stata la finanziaria di General Motors, fornendo credito ad acquirenti di auto e concessionari. Ma al momento della vendita da parte di GM del pacchetto di maggioranza di GMAC a Cerberus (all’epoca controllante di Chrysler), la divisione Residential Capital di GMAC deteneva anche miliardi di dollari di mutui subprime. Tra il collasso del mercato immobiliare e il crollo delle vendite di auto, GMAC ha iniziato ad accumulare perdite, inclusi i 675 milioni di dollari nel primo trimestre di quest’anno. L’azienda è stata costretta a tagliare il credito erogato, perdendo quote di mercato nel proprio core business, i prestiti auto di GM.

La crisi di credito in azioni ha minacciato di tagliare la capacità di GMAC di finanziarsi, forzandola ad assumere lo status di holding bancaria per poter accedere all’indebitamento a basso costo presso la Federal Reserve. Cerberus e GM hanno quindi dovuto accettare di veder diluire le proprie quote azionarie. Nell’ambito di questa trasformazione, all’azienda è stato imposto di convertire in azioni il 75 per cento dei suoi 38 miliardi di dollari di obbligazioni. Nel tentativo di persuadere gli obbligazionisti, tra i quali Pimco riveste un ruolo di rilievo, a consegnare i titoli per la conversione, GMAC ha ripetutamente posposto la scadenza dei termini di esercizio della conversione. L’operazione è riuscita solo in parte, pari a 21,2 miliardi di dollari (il 52 per cento), ma la Fed ne ha accettato comunque l’esito, votando 4 a 1 nel proprio board a favore della trasformazione in holding bancaria.

Scenari per gli obbligazionisti GMAC – Oggi, dopo che l’Amministrazione Obama ha designato GMAC come prestatore di riferimento per Chrysler, molti analisti si dicono convinti che all’azienda non verrà consentito di fallire, anche se ciò dovesse determinarne la nazionalizzazione più o meno surrettizia. Anche l’ipotesi di conversione in azioni di ulteriore debito obbligazionario, che sarebbe necessaria per ridurre ulteriormente la leva finanziaria, ad oggi pare avere poche possibilità di realizzarsi, visto l’atteggiamento negativo di Casa Bianca e Tesoro verso questa forma di interventi di ricapitalizzazione delle aziende di credito. Il rischio per gli obbligazionisti resta quello di riorganizzazione di GMAC in nuova entità aziendale, perché ciò potrebbe determinare evento di default.

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