Stati Uniti – L’emorragia di occupati rallenta. Forse

Il dato di oggi dei non farm payrolls mostra che in maggio sono stati persi 345.000 impieghi, meno di metà del dato di gennaio. Il tasso di disoccupazione è balzato al 9,4 per cento (era al 4,9 per cento a dicembre 2007, mese di inizio ufficiale dell’attuale recessione), per effetto dell’ingresso nella forza lavoro di più persone di quante ne siano uscite. Questa circostanza potrebbe spiegarsi con i reingressi o ingressi nella forza lavoro di soggetti che cercano un’occupazione per integrare il reddito familiare, soprattutto se quest’ultimo è stato colpito dal licenziamento del principale percettore. Il rapporto occupati-popolazione è sceso al 59,7 per cento, minimo da ottobre 1984 (vedi grafico sotto).

Oltre un quarto (il 27 per cento) dei 14,5 milioni di disoccupati non sono riusciti a trovare un lavoro malgrado una ricerca durata 27 settimane e oltre: cresce, quindi, la componente di disoccupazione a lungo termine. La legislazione economica adottata a inizio di quest’anno fornisce l’assicurazione sulla disoccupazione ai lavoratori che hanno esaurito le 26 settimane di sussidio regolare, ma il mercato del lavoro è così debole che è probabile che molti lavoratori esauriranno anche il benefit aggiuntivo prima di trovare un nuovo lavoro. Inoltre, l’indice aggregato delle ore lavorate è calato in maggio dello 0,7 per cento su base mensile, contro la flessione dello 0,3 per cento segnata in aprile. Il calo trimestrale annualizzato si è portato all’8,6 per cento. E’ utile rammentare che se occupazione e disoccupazione sono considerati un lagging indicator (e spesso tendono a peggiorare anche nei primi tempi dopo la fine della recessione), le ore lavorate sono più propriamente un indicatore coincidente.

Per gli amanti del cospirazionismo, il dato di 345.000 posti perduti in maggio, che è il risultato della procedura di destagionalizzazione, non si riconcilia con i dati sui nuovi sussidi di disoccupazione pubblicati su base settimanale. Poco dopo l’uscita del dato, tra i desk di Wall Street si era fatta largo l’ipotesi che il governo avesse “sbagliato” i conteggi. La successiva smentita del Segretario al Lavoro, Hilda Solis, ha rasserenato gli animi. Per ora. Ma il problema vero resta sempre il net birth/death model, che ha aggiunto al totale ben 220.000 improbabili nuovi impieghi.

EmployPopMay2009

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