Rigibor Mortis

Nel disperato tentativo di difendere il cambio della valuta nazionale (il lat) contro euro, la Lettonia sta mandando alle stelle il proprio tasso interbancario overnight, il Rigibor (da Riga, capitale lettone). Le riserve in valuta stanno rapidamente prosciugandosi, la svalutazione appare ormai inevitabile, anche ai maggiori creditori esteri, le banche svedesi. Il Pil è in caduta libera (meno 18 per cento), la deflazione indotta dal regime di cambio fisso sta uccidendo l’economia lettone. I consumatori hanno acceso debiti in valuta pari a 17 miliardi di euro, il 90 per cento del Pil del paese baltico. La Lex del FT suggerisce di convertire gli euro in lati, e successivamente svalutare.

Anche di un 40 per cento, visto che storicamente le crisi dei mercati emergenti generano perdite su crediti per circa il 35 per cento. Come sweetener per i creditori esteri, gli editorialisti del quotidiano britannico suggeriscono di assegnare buoni del tesoro lettone in misura pari alla metà delle perdite, magari garantiti dalla Ue e/o dal FMI, approfittando del fatto che il rapporto debito-Pil della Lettonia è di solo il 20 per cento. Soluzione molto elegante ma che trascura (pur segnalandolo) il rischio dell’effetto-imitazione da parte di altri paesi della Eastern Europe con hard peg all’euro. Finora le autorità lettoni hanno resistito alla svalutazione, aiutate anche dalla insolita stabilità della base domestica di depositi, mentre il riequilibrio è in atto come segnala il passaggio da un deficit delle partite correnti pari al 20 per cento del Pil ad un sostanziale pareggio. In definitiva, è il ragionamento del governo, un nuovo finanziamento in valuta da parte del FMI potrebbe far acquistare tempo, in attesa della ripresa indotta dall’aggiustamento via deflazione.

Il cappio si stringe
Il cappio si stringe
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