Il curioso caso dei distressed non più distressed

Come è possibile avere un mercato dove ogni singolo emittente vede i propri spread migliorare, anche quando i tassi di default sono previsti al 18% entro fine anno, e pensare che tutto questo sia razionale?

E’ il caso del mercato dei cosiddetti leveraged loans, ossia i prestiti ad aziende con rating speculativo. Persino le agenzie di rating, di recente non esattamente conosciute per il loro pessimismo, stimano che quasi un emittente su cinque  sarà insolvente entro la fine dell’anno. I recovery rate, ossia la percentuale di recupero dei fondi durante un’amministrazione controllata, nel caso dei primi default sono a dir poco preoccupanti, fra un quinto e un decimo di quello che ci si sarebbe aspettato: mentre nelle precedenti fasi di crisi, gli emittenti speculativi erano soprattutto aziende che avevano  problemi organizzativi, in questa fase i problemi maggiori arrivano da società acquisite da fondi di private equity tramite LBO, operazioni che hanno moltiplicato il debito che grava sulle operazioni industriali senza per questo avervi investito. Il risultato è che, mentre nelle passate bancarotte i creditori privilegiati recuperavano cifre fra il 70 ed il 90 per cento di quanto investito,  gli investitori odierni possono aspettarsi di recuperare fra il due ed il venti per cento di quanto investito, almeno secondo le aste per il regolamento dei CDS su questi strumenti.

Eppure, il mercato sembra essere ancora preda di un rimbalzo furioso dai minimi: per la prima volta da quest’autunno, lo spread medio di mercato è sceso sotto i mille punti base, uscendo dall’area definita “distressed“.  La scorsa settimana, quasi ogni singolo prestito sindacato e obbligazione societaria è passato di mano o è stato valorizzato  a valori migliori rispetto alla settimana precedente.

E’ una bolla nella bolla, oppure Il Presidente Barack Obama ha fatto il miracolo?

Fonte:Zero Hedge.

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