La fine della derivata seconda

Altro mese di dati fortemente negativi sull’occupazione statunitense. Altri 467.000 posti soppressi in giugno, che portano il totale a 5,7 milioni nel corso dell’ultimo anno, e 6,46 milioni durante i 18 mesi consecutivi di perdita di occupazione; disoccupazione al 9,5 per cento, massimo dal 1983. Anche l’indicatore più ampio della disoccupazione continua a deteriorarsi. La misura, nota come U-6, e che include i sotto-occupati e i lavoratori scoraggiati, ha raggiunto il 16,5 per cento, superando dello 0,1 per cento il precedente picco, toccato nella rilevazione di marzo, e segnando il nuovo massimo dall’inizio delle rilevazioni, nel 1994.

E mentre il numero di nuovi sussidi settimanali di disoccupazione, o meglio la sua media mobile a quattro settimane, continua a disegnare un trend di flessione nella velocità di distruzione di occupazione, il progressivo calo dei continuing claims sembra da porre in relazione non tanto al riassorbimento dei disoccupati nel mercato quanto alla fine del periodo di erogazione dei sussidi. L’attuale recessione è la peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale, in termini di distruzione di occupazione. E mentre qualche buontempone legge i fondi del caffè, intuendo una W nel trend dell’occupazione (e ora ricomincia la discesa), anche il recente miglioramento dell’indice manifatturiero ISM, avrebbe in sé un segnale d’allarme: la componente relativa ai nuovi ordini è infatti tornata a contrarsi. Anche se un singolo dato non autorizza a lanciarsi in inferenze troppo trancianti, il rischio è che finora abbiamo avuto solo una ricostituzione delle scorte, terminata la quale la già fioca luce rischia di spegnersi.

I nuovi ordini tornano a calare
Leggere le foglie del the
Leggere i fondi di caffè
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