Pessimismo mascherato – la lezione del VIX

I mercati azionari sembrano ancora in buona forma, ma il mercato delle opzioni segnala un netto aumento dei timori per la fine della teoria dei “germogli verdi”.

La volatilità sulle opzioni sugli indici azionari  funge anche da segnale del posizionamento del mercato e non soltanto dei rischi di movimenti in una direzione o nell’altra. Di recente, la volatilità implicita nelle opzioni put è risultata molto più alta di quella su opzioni call e il differenziale fra le due volatilità ha raggiunto un picco.  E’ normale che tale volatilità sia più alta per una put che per una call:  acquistare un contratto put protegge da un calo delle quotazioni, mentre una call costituisce una scommessa sulla salita dei corsi. Dal punto di vista di un  gestore professionale, è più efficiente acquistare direttamente le azioni se si  crede in un rialzo, mentre è meno costoso acquistare una put in caso di timori su di un calo generalizzato del mercato.

La volatilità dell’indice è una misura direzionale: tende a salire quando il mercato scende e a scendere quando esso sale; la risalita del mercato e la fine della fase di panico hanno quindi portato ad un calo precipitoso del VIX, tanto rapido quanto era stata la sua “esplosione” nei mesi precedenti: di recente, la maggiore misura di volatilità è ritornata ai livelli immediatamente precedenti al crollo di Lehman Brothers, ossia sotto a 30. Tale “cambio di regime” ha  offuscato la dinamica del differenziale fra le volatilità di put e call, che tuttavia rimane chiara: il differenziale  attuale, a quasi 9 punti, è altamente inusuale ed è il massimo raggiunto dal fallimento di Lehman;  segnala l’intensa attività di “assicurazione” da scossoni del mercato, un’attività che  è stata mascherata sinora dal crollo verticale della  volatilità del mercato. Non si tratta di un segnale univoco, ma di un’altra indicazione ch eil mercato è meno “bullish” di quanto potrebbe sembrare a prima vista.

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