Thomson SA , quando il fallimento è virtuale

La società francese Thomson SA è sicuramente in cattive acque dal punto di vista finanziario, nonostante i robusti aiuti di Stato e l’atteggiamento indulgente delle banche francesi.  L’accordo per posporre il pagamento di una cedola da 72 milioni di dollari l’ha appena trasformata nel primo test per il nuovo assetto del mercato dei CDS. Il risultato si prevede positivo, anche se confuso.

Thomson non è fallita, dal punto di vista del diritto fallimentare. Non è stata paerta alcuna procedura conscorsuale e la società non ha portato i propri libri in tribunale, ma, paradossalmente, questo non è necessario perché si verifichi il cosiddetto “credit event” dal punto di vista dei CDS, ossia dei contratti che assicurano contro il fallimento di una società. Dal punto di vista di tali contratti, infatti, è sufficiente che non venga onorato il pagamento di una somma di denaro superiorie ad una certa cifra. La regola venen imposta alcuni anni fa sugli emittenti europei, per proteggere gli assicurati dal rischio che un’azienda si sottoponesse a procedure di ristrutturazione drastiche e dannose per almeno alcune classi di creditori senza però portare ufficialmente i libri in Tribunale.  Alcuni giorni fa è trapelato che il 15 giugno scorso la società avrebbe concordato di non pagare la cedola di una obbligazione societaria non scambiata pubblicamente sul mercato, un cosiddetto private placement. Mentre i contratti su CDS escludono buona parte delle ristrutturazioni di  prestiti bancari, notoriamente flessibili, un private placement è comunque un bond, un contratto che stabilisce precisi obblighi e diritti. l’ISDA, l’associazione di categoria delle istituzioni attive sul mercato, ha stabilito quindi che l’accordo per sospendere i pagamenti è equivalente ad un mancato pagamento e quindi, dal punto di vista dei CDS, esiste una situazione di default che ne attiva le clausole di protezione. Questo significa che coloro che hanno acquistato proteazione contro il fallimento hanno il diritto a vedersi rimborsati per la differenza fra  il controvalore pattuito nel contratto ed il valore di mercato deel obbligazioni delal società.

Visto che Thomson, in realtà, continua ad operare e ad onorare il proprio impegno con (quasi) tutti gli obbligazionisti, tale agamento sarà decisamente ridotto e non dovrebbe creare problemi al mercato.  Fornirà tuttavia un test per le nuove procedure che le banche hanno adottato dopo il crack di Lehman. La banca d’affari era un grande intermediario sul mercato dei CDS ed il suo fallimento ha evidenziato  due aspetti: da un lato, che il mercato si era dotato di procedure in grado di gestire la scomparsa di uno degli attori principali senza collassare; dall’altro, che  tali procedure erano state a malapena sufficienti e che quindi  esistevano ampi margini di miglioramento.  A giugno è entrato quindi in vigore una nuova serie di contratti standard, che dovranno ora superare il primo test di un evento straordinario e dimostrare che i partecipanti al mercato sono in grado di organizzarsi senza eccessive interferenze governative.

Il CDS della società è infatti incluso in buona parte degli indici sul mercato del credito e per la prima volta tali indici dovranno essere ristrutturati secondo le nuove regole,provocando modifiche a contratti su indici per un valore nozionale di 2.6 miliardi di dollari, oltre al regolamento di CDS esclusivamente su Thomson del valore di altri 2 miliardi.

Incrociamo le dita.

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