Royal Bank of Scotland o Royal Bank of Sòla?

Le autorità di vigilanza bloccano il rimborso di alcune obbligazioni bancarie da parte di RBS, parzialmente nazionalizzato lo scorso anno. Doverosa prudenza dopo anni di lassismo o boomerang per politici e regolatori?

Il colosso bancario Royal Bank of Scotland (RBS) è stato nazionalizzato, ma le conseguenze non sono state positive per molti dei suoi creditori. Oggi l’ultima tegola: l’autorità di vigilanza inglese, la Financial Services Authority, di concerto con la UE, ha bloccato il rimborso anticipato di due obbligazioni subordinate, strumenti di debito che tuttavia vengono conteggiate come capitale ai fini di vigilanza. Le obbligazioni in questione hanno rapidamente perso il 20% del proprio valore facciale e l’intero settore è sotto estrema pressione, per timore che si tratti del primo caso di una politica che potrebbe divenire generale in Europa e nel Regno Unito. Cosa è accaduto?

Sgombriamo immediatamente il campo dai dubbi: non si tratta di un default. Gli strumenti da rimborsare sono bond cosiddetti “callable”, dove l’emittente (RBS, in questo caso) aveva diritto, ma non l’obbligo, di rimborsare l’obbligazione. La struttura delle obbligazioni è tuttavia tale che l’emittente avrebbe tutto l’incentivo a farlo; stessa RBS ha confermato che la scelta era proprio quella di procedere al rimborso. Anche Santander ( banca totalmente privata) non ha rimborsato ieri un bond subordinato, ma ha sostenuto che si fosse trattato di un disguido formale: la Banca di Spagna non avrebbe negato la propria autorizzazione per motivi sostanziali, ma a causa di un ritardo nell’iter burocratico tale autorizzazione sarebbe arrivata in ritardo. Questo potere di blocco è sempre esistito, ma negli anni passati, quando le cose andavano bene, l’autorizzazione al riacquisto è sempre stata concessa in maniera virtualmente automatica.

Così è, se a loro pare – Lo stop imposto dalla FSA viene giustificato come una conseguenza del salvataggio governativo. I bond che avrebbero dovuto essere rimborsati sono di una categoria che rientra, in una certa misura, nella misura di capitale impiegata dalle autorità di vigilanza. Avendo il governo inglese ricapitalizzato la banca, si sostiene che il rimborso di tali obbligazioni costituirebbe di fatto un trasferimento di risorse governative a favore degli obbligazionisti privati. La decisione è stata completamente discrezionale: altre banche, sia nell’Eurozone che nel Regno Unito, hanno intascato aiuti e richiamato i propri bond senza problemi. L’argomento è quindi discutibile dal punto di vista teorico, oltre a porre un problema di coerenza con gli obbiettivi ufficiali di ricostruire la fiducia nel mercato finanziario e di privatizzare le banche il più rapidamente possibile. Il cosiddetto rischio di estensione è sempre presente in una obbligazione subordinata callable: l’opzione è pur sempre un’opzione e non un obbligo. Tale rischio, tuttavia, non dovrebbe includere le decisioni arbitrarie di un’entità governativa, ma soltanto le ragioni di convenienza economica, che possono essere calcolate razionalmente. L’ingresso di un rischio politico tanto rilevante impone un ulteriore sconto sui prezzi per compensare il rischio – e quindi maggiori costi di finanziamento per le banche e minori probabilità di emettere capitale ibrido in futuro. Questo renderà ancora più difficile la ricapitalizzazione delle banche tramite normali operazioni di mercato, invece che tramite l’intervento governativo, andando contro il fine ufficiale di privatizzare le banche quanto prima possibile. Si sta insomma riscoprendo in Europa il rischio di dover fare i conti da vicino con le ubbie e le incertezze della politica e della burocrazia: il governo non è soltanto il Babbo Natale che salva le Banche (coi soldi dei contribuenti), ma anche una entità ben poco razionale. I danneggiati dalla confusione attuale e dall’incertezza non sono certo i banchieri, che anzi rischiano oggi ancor meno di ieri, essendo di fatto impiegati statali estremamente ben pagati. A pagare il conto, anche questa volta, sono stati i risparmiatori che detengono le obbligazioni subordinate, direttamente o tramite fondi pensione e fondi comuni.
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