Obbligazionario governativo: commento mensile

Nel mese di ottobre il mercato obbligazionario governativo dell’Area Euro (a livello di indice JPM EMU) ha fatto segnare un lieve rialzo dei rendimenti, dell’ordine massimo di 10 punti-base, che hanno prodotto ritorni nulli o frazionalmente negativi sui singoli tratti di curva, con la sola eccezione della scadenza trentennale, che ha segnato un ritorno negativo mensile per circa l’1,3 per cento.

Nella prima parte del mese i rendimenti sono saliti in parallelo al rally dei mercati azionari e, più in generale, delle asset class rischiose; sul finire del periodo si è assistito ad un recupero delle quotazioni dei titoli di stato, in parallelo allo sviluppo della correzione dei mercati azionari (interrotta a sua volta dal dato relativo alla prima stima del Pil statunitense del terzo trimestre) ed all’aumento di volatilità attesa. In conseguenza di ciò, il ritorno sull’indice JPMorgan EMU è stato pressoché nullo.

Anche il differenziale di rendimento tra Btp e Bund, sulla scadenza decennale, dopo un iniziale allargamento, è rientrato sui livelli di fine settembre, in un intorno di 85 punti-base. E’ utile osservare che tali valori restano significativamente superiori a quelli che venivano registrati prima dello scoppio della crisi, nella seconda metà del 2007, segnalando la cautela dei mercati verso quei paesi che hanno i maggiori rapporti debito-Pil e che dall’inizio dell’euro hanno evidenziato limitate capacità di crescita.

I mercati obbligazionari globali restano caratterizzati da elevata incertezza, e condizionati da due forze divergenti: da un lato condizioni di persistente debolezza del mercato del lavoro, attese proseguire fino al prossimo anno, inducono timori di pressioni deflazionistiche, che depongono a favore dell’investimento obbligazionario; dall’altro, l’aggravamento delle condizioni di finanza pubblica determina un aumento delle emissioni di titoli di stato ed il timore che le banche centrali siano costrette a proseguire nella monetizzazione del debito pubblico, eventualità che suggerirebbe di assumere posizioni difensive sull’asset class.

I mercati obbligazionari governativi sono inoltre interessati, soprattutto nella parte a lunga scadenza, da flussi di acquisto provenienti sia dallo smobilizzo di posizioni di liquidità (ormai da tempo infruttifera) e da progressivo allungamento delle scadenze, alla ricerca di maggiori rendimenti. Altre correnti di acquisto sono inoltre originate da movimenti riconducibili al cosiddetto carry trade sul dollaro, l’indebitamento nella valuta statunitense per finanziare l’acquisto di attivi ad alto rendimento. Tale movimento ha finora interessato soprattutto le valute maggiormente esposte alle materie prime quali il dollaro australiano e la corona norvegese, espressione di economie ove la ripresa pare aver posto solide basi. Queste condizioni di mercato rendono anche l’obbligazionario particolarmente esposto al rischio di movimenti di rafforzamento del dollaro, aumentandone la volatilità potenziale. Di tutto questo, oltre che della futura attuazione di strategie di rimozione dell’eccezionale stimolo monetario offerto al sistema negli ultimi due anni, occorre quindi tener conto, nella formulazione di un portafoglio d’investimento sul reddito fisso governativo per l’Area Euro, anche se eventuali movimenti di irripidimento delle curve, nell’attuale contesto di assenza di pressioni inflazionistiche, si tradurrebbero in rendimenti piuttosto allettanti, espressi in termini reali, alimentando nuove correnti di acquisti.

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