La settimana, 27/11/2009

In una settimana caratterizzata da rarefazione dell’attività, a causa del Thanksgiving negli Stati Uniti, i mercati sono stati scossi, nella giornata di giovedì, dalla possibilità di un default dell’emirato del Dubai, dopo che un’agenzia governativa ha chiesto ai propri creditori un rinvio di sei mesi dei termini di rimborso di un’obbligazione. La turbolenza ha provocato una fuga verso attivi meno rischiosi, causando tra le altre cose il ripiegamento delle quotazioni dell’oro, la rivalutazione dei titoli obbligazionari governativi e l’apprezzamento del dollaro e dello yen.

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Qualcosa ci sfugge?

Da una decina di giorni, sui mercati del debito sta verificandosi un fenomeno strano e non immediatamente spiegabile. I rendimenti dei titoli di stato nella parte lunga della curva sono in diminuzione, ed anzi l’intera curva dei rendimenti mostra un movimento di appiattimento (bull flattening) in cui i rendimenti a lungo scendono più di quelli a breve.

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Giappone, quando la crescita preoccupa

Il dato di Pil giapponese del terzo trimestre presenta una curiosa combinazione: la grandezza reale rimbalza in territorio positivo per la prima volta dal quarto trimestre 2007, ma il Pil nominale continua a contrarsi, per effetto della deflazione. Era già accaduto in precedenza, ma mai prima d’ora il Pil reale era stato così elevato in presenza di una grandezza nominale negativa.

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Il pendolo cinese si sposta verso la stretta?

Nella giornata di ieri la banca centrale cinese (People’s Bank of China, PBOC), nel proprio report trimestrale di politica monetaria ha comunicato chela politica del tasso di cambio dovrebbe prendere in considerazione “i flussi di capitale e i principali movimenti valutari”. Il riferimento è sia ai flussi di fondi in entrata in Cina, per effetto del crescente surplus commerciale cinese che al deprezzamento del dollaro.

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Fannie Mae: cosa sono altri 16 miliardi, fra amici degli amici?

Fannie Mae e Freddie Mac continuano a stupire. Il contribuente, soprattutto. Dopo circa 100 miliardi di perdite nell’ultimo anno, Fannie Mae ne perde altri diciannove questo trimestre e chiede l’ennesima ricapitalizzazione al Tesoro, questa volta per 15 miliardi.  Dobbiamo ammettere almeno l’onestà della nuova dirigenza, che ha smesso di fingere che questi saranno gli ultimi  dollari del contribuente che verranno bruciati sull’altare dell’allucinazione immobiliare.

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Stati Uniti, se questa è una ripresa

Il tasso di disoccupazione balzato al 10,2 per cento, il peggior dato da 26 anni. Altri 190.000 posti persi in un mese. Il tasso di disoccupazione cosiddetto U-6, che conta i lavoratori part-time che vogliono lavorare a tempo pieno ed i lavoratori che hanno perso il lavoro e hanno smesso di cercarlo, cresciuto al 17,5 per cento. Sono i dati di sintesi estrema del report sul mercato del lavoro americano in ottobre. Dati non buoni.

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