Fannie Mae: cosa sono altri 16 miliardi, fra amici degli amici?

Fannie Mae e Freddie Mac continuano a stupire. Il contribuente, soprattutto. Dopo circa 100 miliardi di perdite nell’ultimo anno, Fannie Mae ne perde altri diciannove questo trimestre e chiede l’ennesima ricapitalizzazione al Tesoro, questa volta per 15 miliardi.  Dobbiamo ammettere almeno l’onestà della nuova dirigenza, che ha smesso di fingere che questi saranno gli ultimi  dollari del contribuente che verranno bruciati sull’altare dell’allucinazione immobiliare.

La storia di Fannie Mae e Freddie Mac, definite GSE,  è tristemente nota:  si tratta di aziende che in Italia sarebbero state definite parastatali anche nei momenti migliori, un ibrido pubblico-privato che sembrava prendere il peggio di entrambi i mondi: due istituzioni il cui azionariato era privato, , ma che godevano di uno status nebuloso e di una garanzia  “implicita”, mai formalizzata ma spesso ribadita da parte del ministero del Tesoro e il cui consiglio di amministrazione era però di fatto deciso dai politici in Congresso. Il ruolo istituzionale dei due colossi era di fatto quello di  sfruttare la garanzia implicita per finanziarsi a tassi fuori mercato ed impiegare tale liquidità per acquistare mutui, acquistandoli dalle banche che li erogavano; il risultato netto era un gigantesco sussidio all’acquisto della prima casa, un elemento che ha giocato un ruolo non secondario nella nascita della bolla immobiliare americana: perché preoccuparsi della qualità dei debitori, quando un ente statale si prendeva carico dei mutui erogati? Lo schema sembrava a costo zero: il debito delle due società non rientrava nei conti del debito pubblico americano.

La crisi immobiliare ha dimostrato la fondatezza delle numerose critiche a questo sistema. Quando i valori immobiliari hanno cominciato a scendere, la due società sono entrate in crisi ed il governo americano si è trovato costretto ad onorare la propria garanzia e a renderla implicita.  Le due società hanno già bruciato 121 miliardi di  capitale, 51 dei quali erogati dal Tesoro soltanto nell’ultimo anno.  La spinta dell’amministraizone Obama per attutire la crisi del mercato immobiliare ha portato ad una ulteriore distorsione del sistema: le GSE erogano al momento i tre quarti dei nuovi mutui, di nuovo a tassi inferiori a quelli di mercato. Il risultato sono  tassi di insolvenza in salita e nuove perdite. Anche la venerabile FHA, la Federal Housing Administration,  è stata coinvolta in questo schema ed ha accumulato, secondo alcune fonti, un passivo superiore ai 50 miliardi di dollari. Il resto del sistema bancario non è ovviamente in grado di operare in maniera atuonoma e si limita spesso ad agire da semplice cinghia di trasmissione: i tassi offerti sono troppo bassi per poter essere remunerativi per un operatore non finanziato dal governo. Non sapremmo come chiamare un sistema di questo  genere, ma “libero mercato” non è certo il termine adatto per per un sistema del genere, nel quale prezzzi e quantità del servizio offerto sono di fatto decisi da agenzie parastatali, che lavorano in perdita e finanziano il disavanzo con denaro del contribuente.  A questo punto non stupisce neppure più molto il  fatto che l’amministrazione Obama cerchi di risolvere una crisi da eccesso di debito, generato da un’interferenza governativa,  con ulteriore debito ed una distorsione ancora più massiccia dello stesso genere ,  continuando nel contempo a parlare di un “capitalismo senza vincoli”  introvabile nel settore.

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