Il pendolo cinese si sposta verso la stretta?

Nella giornata di ieri la banca centrale cinese (People’s Bank of China, PBOC), nel proprio report trimestrale di politica monetaria ha comunicato chela politica del tasso di cambio dovrebbe prendere in considerazione “i flussi di capitale e i principali movimenti valutari”. Il riferimento è sia ai flussi di fondi in entrata in Cina, per effetto del crescente surplus commerciale cinese che al deprezzamento del dollaro.

La presa di posizione della banca centrale cinese giunge a pochi giorni dall’arrivo in Cina del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e potrebbe preludere ad una ripresa del movimento di rivalutazione del cambio dello yuan. La posizione della PBOC troverebbe giustificazione anche nella serie di dati macro pubblicati ieri, che mostrano forti aumenti per investimenti fissi urbani e vendite al dettaglio. Occorre tuttavia precisare che questi dati sono tra i meno affidabili, a consuntivo.

Tuttavia, il vigore della congiuntura cinese e la recente flessione nel volume di crediti erogati dal sistema bancario potrebbero prefigurare l’ipotesi di una progressiva azione restrittiva sull’economia cinese, di cui la rivalutazione del cambio sarebbe un tassello, come accaduto in passato. Sul piano politico, è però da registrare la posizione del ministro del commercio, Chen Deming, che ha dichiarato che un tasso di cambio stabile “crea aspettative stabili negli esportatori”. Una posizione che sembra indicare che l’idea della PBOC non ha ancora trovato sponde a livello governativo.

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