La settimana, 4/12/2009

La settimana si è aperta con la notizia che Dubai World, l’agenzia pubblica (ma non garantita dal credito sovrano dell’emirato) specializzata in operazioni di sviluppo immobiliare, ha iniziato “colloqui costruttivi” con i creditori per ristrutturare circa 26 miliardi di dollari del proprio debito. Ciò ha contribuito a rasserenare i mercati, unitamente alla migliore focalizzazione sull’entità dell’impatto del probabile default sul sistema delle banche globali, ed ha prontamente determinato la ripresa di movimenti di mercato in atto da tempo, tra i quali i principali sono, oltre alla perdurante tendenza rialzista sull’azionario, anche l’indebolimento di dollaro e yen, e la contestuale ripresa dei prezzi delle materie prime.

La Bank of Japan ha tenuto un meeting di emergenza per discutere nuove misure di easing quantitativo per contrastare la persistente deflazione. Le misure adottate, relative ad un temporaneo aumento delle riserve bancarie presso la banca centrale, sono più lievi dell’ipotizzata monetizzazione diretta del debito pubblico, attraverso acquisti di titoli di stato, ma sono state sufficienti per rivitalizzare l’andamento dell’indice Nikkei e produrre un indebolimento dello yen e la riduzione dei rendimenti obbligazionari. In condizioni opposte a quelle del Giappone, nella regione Asia- Pacifico, è ormai collocata l’Australia, che in settimana ha proceduto ad un nuovo aumento dei tassi ufficiali d’interesse, il terzo in tre mesi, per contrastare l’accumulazione di pressioni inflazionistiche in un’economia (quella australiana) che ha di fatto evitato i peggiori effetti della crisi globale, registrando un solo trimestre di contrazione del Pil, ed un aumento modesto del tasso di disoccupazione, grazie al crescente interscambio con la Cina ed al recente brillante andamento del prezzo delle materie prime, e che nel 2010 è attesa crescere al livello di pieno impiego del 3,5 per cento.

Sui mercati azionari, l’evento di rilievo della settimana è stata la decisione di Bank of America di procedere a rimborsare il Tesoro statunitense dei fondi di emergenza erogati attraverso il TARP, lo scorso anno. La banca di Charlotte, North Carolina, rimborserà 45 miliardi di fondi pubblici, nel tentativo di liberarsi dell’accresciuta supervisione governativa ad essi legata, incluso il controllo dei compensi del management. Per il rimborso, Bank of America ha utilizzato 26,2 miliardi di dollari di propria liquidità, e 18,8 miliardi raccolti sul mercato con il più grande aumento di capitale lanciato da una banca statunitense, iniziato giovedì. L’operazione sarà meno diluitiva del previsto per gli azionisti, perché la banca aumenterà i propri utili grazie al venir meno del pagamento dei dividendi privilegiati al Tesoro.

Sul fronte macroeconomico, notizie particolarmente positive dal dato di novembre degli occupati statunitensi nel settore non agricolo, diminuiti di sole 11.000 unità a fronte di stime di consenso che ipotizzavano una distruzione netta di 190.000 posti. Le revisioni del bimestre precedente hanno inoltre aggiunto altri 159.000 impieghi. Il tasso di disoccupazione è diminuito dal 10.2 al 10 per cento. La settimana lavorativa media è anch’essa aumentata, da 33 a 33,2 ore. Di rilievo, nel dato totale, l’incremento di 52.000 unità per i lavoratori temporanei, circostanza che tende a segnalare l’uscita dalle fasi recessive. In precedenza,  il dato relativo agli indici ISM manifatturiero e dei servizi in novembre aveva evidenziato rispettivamente un rallentamento ed una contrazione dei livelli di attività.

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