La settimana, 11/12/2009

La settimana è stata caratterizzata dai timori sullo stato delle finanze pubbliche, e più in generale sui rischi di deterioramento dei conti pubblici nei paesi periferici dell’Unione europea. Lunedì 7 dicembre l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha posto in creditwatch negative, cioè sotto osservazione con implicazioni sfavorevoli, la qualità del debito sovrano della Grecia.

Entro i prossimi 60 giorni, in assenza di misure “sufficientemente aggressive” da parte del governo di Atene per assicurare la flessione del deficit, il rating potrebbe subire un downgrade di un livello, a BBB+, peraltro già adottato dall’agenzia Fitch. La criticità deriva dal fatto che attualmente la Banca centrale europea consente di utilizzare titoli di stato a garanzia di finanziamenti fino al limite di rating dell’investment grade, ma questa è misura temporanea da ricondurre alle iniziative straordinarie per contrastare la crisi. Se dovesse essere ripristinato il rating minimo precedentemente in vigore (singola A), le banche greche perderebbero l’accesso ai finanziamenti della Bce.

Anche la Spagna è stata posta da S&P in negative outlook; il Cancelliere dello Scacchiere britannico, Alistair Darling, che ha presentato un progetto di budget che rinvia la riduzione sostanziale del deficit dopo il 2010, anno in cui si svolgeranno le elezioni generali, ed il mercato ha punito pesantemente i Gilt, vendendoli. Mentre i timori sulle reali condizioni di indebitamento delle finanziarie del Dubai riaffiorano periodicamente, le banche britanniche coinvolte (in particolare Standard Chartered) ribadiscono di avere un’esposizione netta molto contenuta.

Sul mercato dei cambi, yen e dollaro hanno recuperato contro euro, vuoi per la ripresa di avversione al rischio che sta caratterizzando il recente periodo (pur in assenza di segnali concordanti in tal senso da parte di indici di volatilità come il VIX), sia per i timori sulle condizioni dei paesi periferici dell’Euro Area, che pesano sulla valuta unica europea. Nel periodo si è poi assistito ad un ripiegamento delle quotazioni di oro e petrolio. Se nel caso del petrolio l’indebolimento appariva già in atto anche durante il periodo di maggior debolezza del dollaro, nel caso dell’oro sembra suggerire un temporaneo disimpegno da alcune posizioni di carry trade, nelle quali cioè ci si indebita in dollari per acquistare oro.

Dal versante degli interventi pubblici globali a sostegno della congiuntura il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato misure di stimolo alle piccole e medie imprese e la creazione di un programma di sussidi pubblici per la ristrutturazione a risparmio energetico delle abitazioni, già ribattezzato “cash for caulkers“. In Giappone il governo ha annunciato l’ennesimo pacchetto di stimolo, mentre la stima finale del Pil del terzo trimestre è stata fortemente ridimensionata (da 4,8 a 1,3 per cento annualizzato), con una forte revisione al ribasso dell’investimento aziendale ed un’aggravamento delle condizioni di deflazione del paese.

Tra i principali dati macro, deludono ordini di fabbrica e produzione industriale tedesca di ottobre, entrambi in contrazione mensile a fronte di attese di variazioni positive, mentre il dato di bilancia commerciale statunitense di ottobre ha evidenziato una riduzione del deficit, grazie all’espansione delle esportazioni e ad importazioni la cui crescita complessiva è stata frenata dalla riduzione dei volumi di greggio importato. Al termine della settimana i mercati hanno ritrovato positività anche grazie ad una serie di dati cinesi, che mostrano un andamento ancora sostenuto della produzione industriale ed una riduzione del surplus di bilancia commerciale, che confermerebbe lo sforzo di conversione del sistema economico cinese verso lo stimolo della domanda interna. Particolarmente robusto anche il dato relativo alle vendite al dettaglio statunitensi di novembre, che ha riacceso la speranza che la Christmas shopping season possa essere salvata.

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