La settimana, 1/2010

Settimana caratterizzata dalla pubblicazione, negli Stati Uniti, del dato di dicembre relativo alla occupazione non agricola, che ha mostrato un’inattesa riduzione di 85.000 unità, a fronte di attese per un dato invariato. Il tasso di disoccupazione è risultato pari al 10 per cento, ma solo per effetto della riduzione del numero dei soggetti presenti nella forza lavoro, in conseguenza dell’aumento del numero dei lavoratori scoraggiati, superiore a quello di quanti hanno perso l’impiego. Il report sull’occupazione mostra tuttavia anche qualche elemento di moderata positività, quale l’aumento del numero degli impieghi temporanei, considerati il precursore della ripresa del mercato del lavoro. Di rilievo anche il numero particolarmente elevato di quanti non hanno lavorato per cause meteorologiche, effetto dell’ondata di maltempo abbattutasi sugli Stati Uniti. Anche in Europa, il mercato del lavoro ha mostrato, per il mese di novembre, ha evidenziato un tasso di disoccupazione del 1o per cento, il maggiore da 11 anni.

Prosegue, negli Stati Uniti ed in Europa, la ripresa della manifattura, come confermato dagli indici ISM americano e PMI europeo, che hanno segnato in dicembre il nuovo massimo dei livelli di attività rispettivamente da 42 e 21 mesi. La tendenza alla ripresa manifatturiera appare peraltro comune a tutte le economie sviluppate, come mostrano anche gli indicatori britannico e giapponese di attività.

Prosegue anche il dibattito sulla necessità di implementare misure di ritiro dell’eccezionale stimolo monetario e fiscale applicato sull’economia globale negli ultimi due anni. Anche la Cina si muove in questa direzione: la banca centrale di Pechino ha venduto in settimana titoli di stato a tre mesi con rendimenti in rialzo (sia pure di soli 4 centesimi) per la prima volta in 19 settimane, affermando che nel 2010 porrà enfasi sul controllo dell’eccezionale espansione del credito e dell’inflazione. Anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito si sono levate voci di timore per quello che potrà accadere ai rendimenti obbligazionari quando lo stimolo verrà progressivamente ritirato. Per evidenti motivi, i mercati mostrano di seguire questo tema con particolare attenzione.

Nel mese di novembre, il credito al consumo statunitense è diminuito dell’8,5 per cento su base annualizzata, con un calo in doppia cifra per i crediti revolving, cioè legati alle carte di credito. Continua quindi il processo di riduzione dell’indebitamento del consumatore americano che, in assenza di sviluppo di occupazione e reddito, è destinato a mantenere frenata la crescita dei consumi, che rappresentano circa il 70 per cento del Pil statunitense.

Nel corso della settimana, i mercati azionari hanno messo a segno un ulteriore progresso delle quotazioni, in parallelo con la ripresa dei corsi delle materie prime. La prossima settimana si aprirà la earning season del quarto trimestre, e le attese sono per una verifica della crescita dei fatturati, dopo che la redditività degli ultimi trimestri è stata preservata tagliando in modo feroce i costi, soprattutto del lavoro, ed aumentando quindi il grado di leva operativa delle aziende, cioè la loro profittabilità al crescere dei ricavi. Un dato interessante è quello relativo all’indice Dow Transportation, che tende ad essere anticipatore e conferma della ripresa del più ampio mercato, e che è cresciuto sulla scorta di nuove evidenze aneddotiche di ripresa del traffico ferroviario di merci, e del forte aumento (più 14 per cento) degli utili del quarto trimestre previsti da UPS.

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