La settimana, 3/2010

Settimana caratterizzata da andamento cedente delle quotazioni azionarie, e corrispondente ripresa dell’avversione al rischio, concretizzatasi nel rafforzamento del cambio del dollaro e in prese di profitto sulle materie prime. Tra gli elementi che hanno maggiormente inciso sul quadro di mercato figurano ancora la stretta monetaria in atto in Cina, ed i problemi fiscali della Grecia.

Il Pil cinese del quarto trimestre è aumentato del 10,8 per cento sullo stesso periodo dell’anno precedente, e dati di forte crescita si sono evidenziati anche dal versante delle vendite al dettaglio, dall’andamento degli investimenti fissi e dall’interscambio commerciale. Il tentativo di raffreddamento dell’economia da parte delle autorità cinesi sembra destinato a ridimensionare anche l’andamento delle quotazioni delle materie prime, soprattutto in considerazione del fatto che le altre grandi aree economiche del pianeta non mostrano una forte espansione. La situazione di finanza pubblica greca appare più problematica, per le implicazioni sull’euro che essa riveste, e dato il quadro istituzionale comunitario che impedisce (o limita fortemente) interventi di salvataggio di paesi in tali difficoltà.

A questo quadro si è poi aggiunto l’annuncio dell’iniziativa del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che punta a ridimensionare l’attività delle banche globali statunitensi, eliminando il trading proprietario e l’investimento in attività di hedge fund e private equity. A questi elementi si sono aggiunti poi timori di rallentamento dell’economia: dal versante immobiliare, ad esempio, l’indice di fiducia dei costruttori residenziali è tornato in gennaio a livelli molto depressi, mentre le richieste di nuovi mutui restano ai minimi di periodo. L’indice della Fed di Philadelphia ha segnato in gennaio un ridimensionamento, e l’indice ABC di fiducia dei consumatori è tornato a scendere nelle ultime due settimane, riportandosi in prossimità dei minimi dello scorso luglio. La fine dei programmi di sussidio fiscale, e la prossima conclusione di alcuni programmi di easing quantitativo hanno lasciato il mercato privo di attese favorevoli.

I dati sugli utili del quarto trimestre pubblicati in settimana si sono dimostrati mediamente positivi anche se, per le società non finanziarie, la progressione degli utili non si è accompagnata a corrispondenti recuperi di fatturato. A conferma di una potenziale diversa disposizione d’animo dei mercati, ad annunci favorevoli sugli utili hanno fatto seguito vendite piuttosto insistite sui titoli coinvolti. Inoltre, nell’ultimo periodo le fasi di ribasso tendono ad essere accompagnate da aumento dei volumi trattati, mentre quelle di rialzo avvengono con scambi piuttosto rarefatti. Anche il risultato delle elezioni in Massachusetts, che avevano in palio il seggio al Senato federale che fu del defunto Ted Kennedy, e che hanno visto una storica vittoria repubblicana, non si sono tradotte in spunti rialzisti del mercato, contrariamente alle attese iniziali.

Nella giornata di venerdì 22, il mercato statunitense ha manifestato un’accentuazione della correzione ribassista, con forte rialzo dell’indice Vix dai minimi su cui si trovava, anche a seguito della presa di posizione di due senatori Democratici contro la riconferma di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve. A Bernanke servirà, entro la scadenza prevista del 31 gennaio, la maggioranza qualificata di 60 voti favorevoli su 100. L’eventuale rinvio del voto accentuerebbe l’incertezza in cui i mercati attualmente si trovano.

Annunci