La settimana, 4/2010

Settimana caratterizzata dalla prosecuzione del movimento di correzione sui principali mercati azionari. Timori ed incertezze restano concentrati sulla stretta creditizia in atto in Cina e sull’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, di intervenire su dimensioni e ambito di attività delle istituzioni creditizie, concetti ribaditi in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione, il 27 gennaio. Un elemento che ha contribuito a ridurre l’incertezza è stato, per contro, il voto del Senato statunitense sulla riconferma di Ben Bernanke alla guida della Fed per un altro quadriennio, con 70 voti favorevoli contro 30, giovedì 28 gennaio.

In precedenza, la riunione del Federal Open Market Committee si era espressa per il mantenimento, “per un esteso periodo”, della politica di tassi prossimi a zero, confermando altresì la propria intenzione di concludere entro marzo il programma di acquisti di cartolarizzazioni ipotecarie (fissato in 1250 miliardi di dollari). Nel meeting si è registrato il dissenso di Thomas Hoenig, presidente della Fed di Kansas City, che ha chiesto una più rapida uscita dallo stimolo monetario.

La prima stima del Pil statunitense del quarto trimestre 2009 ha evidenziato una crescita annualizzata del 5,7 per cento, migliore di oltre un punto percentuale rispetto alle stime. Il marcato rallentamento nella velocità di liquidazione delle scorte ha contribuito al dato per ben il 3,4 per cento. Nullo il contributo della spesa pubblica, positivo per mezzo punto quello del commercio estero netto, mentre i consumi personali contribuiscono per poco più dell’1,4 per cento, contro il 2 per cento del terzo trimestre.

La Grecia continua ad essere sotto pressione, con i mercati che non credono al piano di rientro dal deficit presentato dal governo di Atene. Malgrado l’accoglienza favorevole tributata ad un titolo di stato quinquennale collocato a metà settimana, nella giornata di giovedì 28 il rischio di credito sovrano greco ha toccato nuovi massimi, sia a livello di credit default swaps che di rendimenti nominali sui titoli di stato, mentre si moltiplicano voci incontrollate di un intervento di salvataggio dell’Unione europea, che eviterebbe ad Atene di rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale. Le maggiori resistenze e dubbi vengono dal governo tedesco, consapevole che un bailout incondizionato sarebbe politicamente inaccettabile, ma che abbandonare la Grecia al proprio destino rischierebbe un pericoloso effetto-domino sui nomi deboli dell’Area Euro, oltre a colpire in modo piuttosto duro il sistema bancario tedesco, che appare particolarmente esposto verso il paese ellenico.

In settimana, il Regno Unito ha pubblicato un dato di crescita positivo del Pil per il quarto trimestre 2009, ma solo per lo 0,1 per cento, inferiore alla stima di consenso (posta a più 0,4 per cento). La sostanziale assenza di ripresa congiunturale, nell’attuale contesto di finanza pubblica, ha indotto l’agenzia di rating Standard&Poor’s ad emettere un report di ricerca, nel quale afferma di non considerare più quello britannico come un sistema bancario tra i più stabili e sicuri del mondo.

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