La settimana, 6/2010

Dopo quattro settimane di accentuati ribassi, i mercati tentano di tornare alla stabilità, aiutati soprattutto dall’apparente attenuazione dei timori sulla condizione di finanza pubblica greca, e sul rischio di contagio ad altri paesi europei. Nella giornata di giovedì 11 febbraio, i 27 capi di stato e di governo dell’Unione europea hanno emesso un comunicato in cui è stata ribadita l’esigenza che la Grecia agisca per risanare il proprio bilancio pubblico, dicendosi pronti ad “un’azione determinata e coordinata, se necessaria”.

I mercati si interrogano sul senso di questo comunicato, che non implica immediate ricadute operative, e nel quale si precisa che la Grecia non ha finora chiesto alcuna assistenza finanziaria. L’impressione è che, nell’ambito del governo tedesco, esistano forti resistenze all’idea di un salvataggio, per quanto condizionato, e di conseguenza il comunicato servirebbe a prendere tempo. Malgrado la forte riduzione dei livelli di spread su titoli di stato e credit default swap della Grecia e degli altri paesi interessati, la situazione resta delicata: un salvataggio senza condizioni rischia di innescare un’ondata speculativa contro gli altri paesi di Eurolandia in difficili condizioni di finanza pubblica (Portogallo e Spagna su tutti), ma anche un intervento a sostegno con severi oneri imposti ad Atene necessiterebbe di un credibile sistema di sanzioni, in caso di inadempienza. E proprio questo rappresenta il principale problema politico dell’Unione europea rispetto ad un intervento eminentemente “tecnico” (ma politicamente problematico) quale sarebbe quello del Fondo Monetario Internazionale. Le banche europee sono significativamente esposte ai titoli di stato dei paesi coinvolti nella crisi, ma anche i crediti reciproci tra paesi coinvolti mostrano il potenziale di contagio: l’esposizione delle banche portoghesi a Spagna e Irlanda è pari al 19 per cento del Pil portoghese.

Venerdì 12 febbraio è stato pubblicato il dato preliminare di Pil dell’Eurozona del quarto trimestre 2009, positivo per solo lo 0,1 per cento, a fronte di attese poste a più 0,3 per cento. Ha pesato soprattutto la sorpresa negativa del dato tedesco, con una crescita nulla nel trimestre, a fronte di attese poste a più 0,2 per cento. Male anche l’Italia, a meno 0,2 per cento, mentre la Francia ha battuto le stime di consenso, crescendo nel trimestre dello 0,6 per cento. In sofferenza appare soprattutto la manifattura, come confermato dagli ultimi dati di produzione industriale, mentre emergono evidenze di ulteriore forte contrazione del commercio intracomunitario. A fronte di tale dato, il cambio dell’euro è tornato a indebolirsi contro dollaro, toccando il minimo degli ultimi nove mesi.

Altro elemento che condiziona l’evoluzione congiunturale e dei mercati appare la stretta monetaria in atto in Cina. Nella giornata di venerdì 12 febbraio è stato ulteriormente aumentato di mezzo punto (al 16,5 per cento) il coefficiente di riserva obbligatoria, cioè la proporzione dell’incremento dei depositi che la banche devono accantonare presso la banca centrale. E’ la seconda manovra di questo genere nell’ultimo mese, e giunge all’indomani del dato di gennaio realtivo alla crescita dei prestiti, al nuovo massimo degli ultimi otto mesi.

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