La settimana, 7/2010

Settimana di recuperi per i mercati azionari, malgrado la correzione indotta, nella giornata di venerdì, dalla decisione della Fed di alzare il tasso di sconto di un quarto di punto. La vicenda greca resta sospesa, con il governo di Atene che ha rifiutato l’invito della Banca centrale europea e dell’Eurogruppo ad adottare misure aggiuntive prima della verifica comunitaria prevista per il 16 marzo. Gli spread sui titoli di stato tedeschi e quelli espressi dai credit default swap ellenici sono rimasti su livelli elevati, a conferma del congelamento della vicenda fino alla verifica dell’efficacia delle prime misure di austerità adottate dal governo greco.

Come detto, nella giornata di giovedì 18 febbraio la Federal Reserve ha deciso l’aumento di un quarto di punto, allo 0,75 per cento, del tasso di sconto, cioè del costo che le banche sostengono per indebitarsi presso la banca centrale statunitense. Ridotto anche il periodo di indebitamento, da 28 giorni all’overnight. La misura, che ha prodotto un lieve aumento della volatilità dei mercati ed un rafforzamento del dollaro, non era inattesa, dopo le osservazioni di Ben Bernanke nella testimonianza congressuale del 10 febbraio, che ha segnalato l’inizio del lungo processo di normalizzazione delle condizioni monetarie. All’atto pratico la misura non rappresenta una stretta monetaria, ma solo l’avvio del ripristino del differenziale con i tassi sui Fed Funds (oggi situati tra 0 e 0,25 per cento), che prima della crisi si collocava ad un punto percentuale. L’effettiva stretta monetaria verrà probabilmente attuata attraverso il rialzo dei tassi sulla remunerazione delle riserve detenute dalle banche presso la Fed, ma al momento resta ipotesi molto lontana.

Tra gli altri dati settimanali, si conferma il rischio di prossimo rallentamento della congiuntura statunitense, come suggerito anche dal dato degli indicatori anticipatori di gennaio mentre, tra gli indicatori coincidenti, riscontri positivi emergono dall’indice Empire della Fed di New York riferito al mese di febbraio, e dalla produzione manifatturiera di gennaio. Anche in Europa si riscontra un andamento positivo per la manifattura, come evidenziato dall’indice dei direttori acquisti di febbraio, con un dato particolarmente brillante per la Germania.

Settimana di dati problematici per il Regno Unito:  in gennaio il paese ha registrato il suo primo deficit mensile di cassa in quello che rappresenta il mese principale di esazione delle imposte. Cresce quindi il rischio di sforamento delle stime di deficit, e ciò renderà necessarie nuove emissioni di titoli pubblici, in aggiunta ad un calendario già pesante. Aumenta pertanto la probabilità che la Bank of England debba tornare a monetizzare il debito pubblico, riprendendo le pratiche di easing quantitativo. Il mercato ha reagito con un aumento dei rendimenti sui Gilt, in precedenza colpiti anche dal forte aumento dell’indice dei prezzi al consumo, il cui tendenziale in gennaio ha toccato il 3,5 per cento. In forte ripiegamento anche la sterlina, ma solo contro dollaro, mentre contro euro il cambio è rimasto stabile, per effetto della debolezza della valuta unica europea, indotta dalla crisi greca.

A livello tecnico, l’indice Eurostoxx 50 ha recuperato nel corso della settimana la propria media mobile a 200 giorni, neutralizzando il precedente ipervenduto.

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